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Zino Sechi e la vera storia del cocchio di Sant'Efisio

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Ignazio "Zino" Sechi fu un artista poliedrico, definito con tutti i meriti "patrimonio di Sarroch" in un'articolo dell'Unione Sarda del 2008. Riconoscimento che non è stato fatto proprio anche dagli attuali esponenti di quelle famiglie nobiliari o altolocate, incontrate da Zino nella propria strada, che ne hanno disconosciuto l'eredità artistica come accaduto con la vicenda del carro di campagna di Sant'Efisio. Dopo aver raccontato, in un precedente articolo, delle grandi opere di pittura, riproduzione e restauro compiute da Zino nelle sale settecentesche della Villa d'Orri di proprietà dei marchesi Manca di Villahermosa - lavori anch'essi rimasti nell'ombra per troppi decenni - con questo nuovo saggio vogliamo evidenziare un'altra vicenda che, stavolta, ha messo in relazione l'artista sarrocchese con la famiglia cagliaritana dei Ballero per un'opera collegata ad uno degli eventi culturali e religiosi più importanti della Sard…

"Sa barràcca de su pastòri" sotto la neve - FOTO

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"Sa barràcca de su pastòri", località Su Argori, anno 1985, dopo una rarissima nevicata. Un'altra preziosa foto gentilmente condivisa da Marco Cois.

Is Animeddas & Su Mortu Mortu: la festa dei morti in Sardegna e ciò che resta della tradizione a Sarroch

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Nella nostra isola da tempo immemore è sempre stato sentito il culto e il ricordo degli antenati. Una ricorrenza che, successivamente, in perfetta continuità nei millenni, è stata abbracciata anche dalla Chiesa, trasformandosi nel giorno della "commemorazione dei defunti".

Ad iniziare dalle denominazioni date a questo importante appuntamento di inizio novembre (donniàsantu in sardo campidanese), tali eredità ancestrali che la Sardegna si porta dietro dalla notte dei tempi sono comunque tutt'ora ancora palpabili. A Tiana e Seui si chiamava “su prugadoriu”, a Cuglieri “su pane’e su toccu”, nel nuorese "su mortu mortu", in Baronia e a Dorgali “su peti coccone” o “su pedi coccone”, nell’area campidanese “is animas”, "is animeddas" o “is pannixeddas”, mentre in Gallura esisteva la tradizione de “li molti molti” e nel Sulcis quella de “su biddiu longu”.
Ma, al di là delle diverse definizioni, il contenuto era simile con una "scaletta" che si differe…

Sarroch, anni sessanta: le foto di Bruno Cois

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Pubblichiamo su VISIT SARROCH alcune immagini inedite della Sarroch degli anni sessanta, scattate da Bruno Cois e gentilmente concesse dal figlio Carlo.
Signor Bruno era un grande appassionato di fotografia. Non tutti possedevano una macchina fotografica all'epoca, ed ogni immagine che ci riporta a vedere con gli occhi di oggi il passato, risulta davvero preziosa. Ringraziamo il figlio Carlo per aver condiviso con il progetto VISIT SARROCH questi importanti scatti.








La testimonianza di Filippo Vivanet sulla villa romana (con mosaico) di Antigori

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Pubblichiamo su VISIT SARROCH copia dell'esclusivo documento del 1889 che contiene la testimonianza dell'allora Soprintendente ai beni archeologici della Sardegna sui ruderi romani di Antigori a Sarroch.Filippo Vivanet, cagliaritano, laureato in architettura, docente di matematica, dedicò la propria vita a studi e ricerche di carattere storico-umanistico, interessandosi in particolare alla Sardegna in età antica e medioevale. Come tipico di quei tempi, svolse anche l'attività di archeologo, diventando dirigente del Museo di Cagliari e Soprintendente ai beni archeologici della Sardegna. Fu proprio in questa sua veste di Soprintendente che nel 1888 si recò nel litorale di Antigori, nel cantiere della nascente fabbrica di dinamite, per indagare su alcune segnalazioni ricevute a proposito della presenza di "antichi edifici". Di seguito l'esclusivo documento sul suo resoconto:


ALTRI STUDI E TESTIMONIANZE SULLA PRESENZA ROMANA AD ANTIGORI. Come riporta Massimo Casagr…