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Zino Sechi e la vera storia del cocchio di Sant'Efisio

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Ignazio "Zino" Sechi fu un artista poliedrico, definito con tutti i meriti "patrimonio di Sarroch" in un'articolo dell'Unione Sarda del 2008. Riconoscimento che non è stato fatto proprio anche dagli attuali esponenti di quelle famiglie nobiliari o altolocate, incontrate da Zino nella propria strada, che ne hanno disconosciuto l'eredità artistica come accaduto con la vicenda del carro di campagna di Sant'Efisio. Dopo aver raccontato, in un precedente articolo, delle grandi opere di pittura, riproduzione e restauro compiute da Zino nelle sale settecentesche della Villa d'Orri di proprietà dei marchesi Manca di Villahermosa - lavori anch'essi rimasti nell'ombra per troppi decenni - con questo nuovo saggio vogliamo evidenziare un'altra vicenda che, stavolta, ha messo in relazione l'artista sarrocchese con la famiglia cagliaritana dei Ballero per un'opera collegata ad uno degli eventi culturali e religiosi più importanti della Sard…

Un racconto da "Su Sperrimu"

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Appena dopo la Seconda Guerra Mondiale l’Italia fu messa in ginocchio. Sopravvivere era un’impresa dura che richiedeva molti sacrifici. La fame provocava grandi sofferenze, causando anche avvenimenti drammatici, come quello che avvenne in “Su Sperrimu de s'Omini”.
La Sardegna, isolata dal mare, viveva perfino più difficilmente la quotidianità. Vi era un livello di grande arretratezza generale. La nostra terra soffriva la povertà. Le memorie storiche di Sarroch lo raccontano bene e ricordano con nitidezza e tristezza nel cuore questa fase difficile. Mai vorrebbero tornare indietro nel tempo e rivivere quelle giornate di grandi difficoltà. L’alimentazione della maggior parte della popolazione era costituita da pane, latte di pecora, legumi, ricotta e i prodotti offerti dalla natura. La carne era un lusso riservato a poche occasioni o alle famiglie più agiate, insieme a prodotti come per esempio il caffè e i dolciumi. Un chiaro esempio era la situazione di Cagliari che, pur essendo la ci…

La mappa del territorio di Sarroch del 1842

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Direttamente dall'Archivio di Stato di Cagliari pubblichiamo una vecchia cartina del territorio sarrocchese dalla quale emergono interessanti aspetti su toponimi antichi, toponimi modificatisi col tempo e sopratutto sull'esatta posizione di alcuni siti storici non più esistenti come le due chiese di San Filippo e Santa Barbara.La cartina, risalente al 1842, ci mostra la mappatura del territorio di Sarroch in un periodo storico in cui non ancora era nata l'Italia e la Sardegna faceva parte del regime sabaudo. Sono molte, infatti, le differenze con oggi. Vediamone alcune insieme.  La mappa mostra la posizione esatta di tutte le torri aragonesi di Sarroch. Nella zona di Antigori notiamo la "Torre de Mesu" (crollata negli anni cinquanta e conosciuta in seguito anche come Torre di Antigori), a Sa Punta la "Torre Savorra" (in seguito definita "Torre della Zavorra", abbattuta per ragioni militari nel 1916 e collocata in una posizione che sembrerebbe l…

VISIT SARROCH diventa Associazione Culturale

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Nel mese di Agosto 2019 il progetto VISIT SARROCH si è costituito in "Assòtziu Culturali" per continuare e potenziare, attraverso la forza dello strumento associativo, le iniziative di promozione turistica e ricerca storico-culturale già in atto nel territorio. Il nome scelto dal direttivo dell'Associazione è "VISIT SARROCH - Natùra, Istòria & Traditziònis": un nome che racchiude gli obbiettivi ambiziosi di un'iniziativa che vuole invitare non solo gli ipotetici visitatori a conoscere le meraviglie naturalistiche e le risorse culturali, storiche e archeologiche del paese, ma anche i residenti stessi, chiamati a prendere maggiore coscienza dell'antica storia e delle tradizioni del proprio abitato. Identità e appartenenza sono due valori con significati fondamentali all'interno del progetto. Infatti, non è un caso che nello statuto e nell'atto costitutivo di VISIT SARROCH sia stato scelto - oltre a parte del nome in lingua sarda campidanese - l&…