La Chiesa di San Giorgio e lo storico villaggio di "Barraccas de Susu"

La Chiesetta di San Giorgio è il più antico edificio di Sarroch, costruito nel XVI Secolo in onore di San Giorgio Vescovo di Suelli, la cui intercessione avrebbe consentito la vittoria contro le orde di corsari musulmani che infestavano le coste sarrocchesi, saccheggiando i villaggi e rapendo i civili per venderli come schiavi nei mercati nordafricani.[ENGLISH VERSION]

"La chiesa di San Giorgio è ubicata in area campestre appena fuori dall’abitato di Sarroch, sulla destra della S.S. 195 in direzione di Villa San Pietro. Era la parrocchiale di Barraccas de susu. [...] La mattina del due maggio, in occasione della festa di Sant’Efisio, il simulacro del Santo lascia Sarroch per dirigersi verso Nora, attraversando la zona dell’antico insediamento di Barraccas de susu, uno dei due nuclei originari di Sarroch, sorto attorno alla chiesa di San Giorgio e poi abbandonato. Nell’altro, collocato più in basso e detto is Barraccas de basciu, si trovava la chiesa dedicata a Santa Vittoria, generatrice dell’abitato attuale" (Fonte: "Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio", Comune di Sarroch, a cura di Roberto Coroneo). Dal 1656 fino ai primi del 700 (periodo di costruzione della Chiesa di Santa Vittoria), è stata la Chiesa di San Giorgio l'unica Chiesa sarrocchese ad accogliere Efisio.  

STORIA"Il sito di San «Georgio» fu citato dall'Angius nel 1849. Egli sosteneva che, per sfuggire ai pericoli delle incursioni arabe, la popolazione proveniente dal villaggio costiero dovette riparare in questa zona più a monte, detta dagli abitanti barraccas de susu per distinguerla dal polo costiero detto barraccas de baxiu, cui faceva capo la parrocchiale di Santa Vittoria, che lo stesso Angius diceva abbandonato da lungo tempo, citando un'osservazione del Fara che scriveva a sua volta nel 1580 circa". (Fonte: "Il territorio di Sarroch in epoca romana e medievale" di Anna Pistuddi, tratto da "Sarroch, Storia, Archeologia e Arte" a cura di Roberto Coroneo). "L'ipotesi elaborata dal Fara, racconta che intorno al 1580 Sarroch, da tempo spopolata, viveva come altri insediamenti costieri sotto la costante minaccia delle incursioni barbaresche, che con regolarità comportavano saccheggi e rapimenti di massa. I nuovi arrivati sul posto, avendo ottenuto una strepitosa vittoria sui saraceni per intercessione di San Giorgio di Suelli, gli edificarono una piccola chiesa e, attorno ad essa, incominciarono a costruire le loro modeste abitazioni. Il villaggio prese il nome del santo, ma era meglio conosciuto come Barraccas de susu ("Baracche di sopra") in contrapposizione a quello sorto a distanza di breve tempo, denominato di Santa Vittoria e noto come Barraccas de baxiu ("Baracche di sotto")"(Fonte: "Il paese e il territorio dal 300 all'800" di Luana Giannotti, tratto da "Sarroch, Storia, Archeologia e Arte" a cura di Roberto Coroneo). "Già alla metà del XIX secolo l’abate Vittorio Angius riporta notizie dello stato di degrado della chiesa sarrochese intitolata a San Giorgio, descritta come spelonca piena di topi, nonostante fosse ancora officiata. Il recente restauro ha permesso il recupero dell’edificio, riconducibile a modi tecnico-formali del tardo gotico-catalano, databili al XVI secolo.
La Chiesa prima del restauro del 2007 (foto @MarcoCois)

La chiesa fu parzialmente restaurata nel 1911, e il 16 novembre 1913 fu benedetta una campana collocata sul campaniletto a vela. Nella chiesetta nel decennio successivo le condizioni della chiesetta peggiorarono e l’Arcivescovo Ernesto Maria Piovella, invitava il Parroco, Rev. Giv. Battista Secchi, affinché provvedesse con una colletta alle necessarie riparazioni. Nel 1940 ancora l’Arcivescovo Piovella in occasione della visita Pastorale scriveva: “L’antica chiesa di S.Giorgio attende la riparazione. Il Rev. Parroco ( M. Giovanni Tronci) ne interessi l’Autorità municipale e raccolga offerte per sistemarla come bene si merita”. I lavori di restauro conservativo, auspicati dal Vescovo nel 1946, avvennero poi nel 2007.
La chiesa prima del restauro (fonte @MarcoCois)


IL VILLAGGIO DI BARRACCAS DE SUSU. Dal periodo di fondazione della Chiesa fino  ai primi decenni del 900 la località di San Giorgio (e San Marco) "Barraccas de Susu" era densamente popolata. Nell'800 i villaggi di Santa Vittoria e San Giorgio era insediamenti gemelli, entrambi popolati ed economicamente e socialmente integrati. Fu dalla fine dell'800 che lentamente il borgo di "Barraccas de Susu" iniziò a spegnersi. Gli abitanti preferirono costruire casa a "Santa Vittoria", considerato sempre più "il paese", più dotato di servizi e più vicino al mare. Fu così che le antiche case costruite con i mattoni di fango furono abbandonate. Alcune vennero abbattute e i loro mattoni e tegole riutilizzati, mentre altre, perso l'intonaco, si sciolsero nella pioggia non lasciando quasi traccia.
Nel 1858 la popolazione sarrocchese era ripartita in questo modo "la sezione di Santa Vittoria era la più popolosa in quanto accoglieva 181 fuochi in altrettanti fabbricati a cui si aggiungevano quattro costruzioni non abitate. [...] Barraccas de susu comprendeva invece solo due zone: San Marco che contava 38 stabili e San Giorgio che ne accoglieva 36. Orri e i cascinali sparsi nelle sue vicinanze, facevano capo alla parrocchia di Santa Vittoria e la Casa Villahermosa computava complessivamente 12 edifici di cui 9 occupati da altrettanti gruppi familiari e 3 abitati esclusivamente da domestici e servi". (Fonte: "Il paese e il territorio dal 300 all'800" di Luana Giannotti, tratto da "Sarroch, Storia, Archeologia e Arte" a cura di Roberto Coroneo).
Barraccas de Susu nel 1981. Foto @MassimoDelpiano


La Chiesa di San Giorgio nel 1981. Foto di @MassimoDelpiano

Barraccas de Susu nel 1981. Foto @MassimoDelpiano


L'ANTICO POZZO. Clicca qui per andare alla pagina dedicata al pozzo di san Giorgio.

PIANTA. La chiesa di Giorgio presenta una semplice pianta ad aula longitudinale. Due ambienti a pianta irregolare sono addossati al fianco sinistro.

STRUTTURE. La chiesa ha strutture molto semplici, prive di elementi di rilievo a eccezione delle nicchie di foggia manierista, aperte nelle pareti. La facciata, liscia, termina in un campanile a vela a due luci ed ha al centro un portale d’accesso a sesto acuto che spicca nell’intonaco che ricopre per intero l’edificio. In asse con l’ingresso, ma non con il campanile, si apre un oculo circolare. Intorno alla chiesa si possono trovare ancora oggi materiali di risulta di incerta provenienza". (Fonte: "Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio", Comune di Sarroch, a cura di Roberto Coroneo)

IL DUBBIO SULL'INTITOLAZIONE. In occasione della riconsegna al culto della Chiesetta, avvenuto nell'aprile del 2016, è nato un interessante dibattito storico culturale sull'intitolazione della struttura: era dedicata al San Giorgio megalomartire di origini anatoliche, oppure era dedicata al San Giorgio Vescovo di Suelli venerato nell'isola? Alcuni documenti della curia in cui si faceva menzione a quest'ultimo santo riuscirono a chiarire finalmente il dubbio confermando la Chiesetta campestre intitolata al San Giorgio Vescovo di Suelli. (Fonte: "Le prove dell'intitolazione al Vescovo di Suelli della Chiesa di San Giorgio", VISIT SARROCH, di Luca Tolu)

LA FESTA. Dall'aprile 2016, anno della riconsegna al culto, la comunità si è riappropriata della festività celebrandola puntualmente con riti religiosi e civili.


SAN GIORGIO VESCOVO DI SUELLI. "Secondo gli studiosi contemporanei, tra i quali spiccano Padre Vincenzo Mario Cannas e il vescovo emerito d’Ogliastra Mons. Antioco Piseddu, è certo che san Giorgio di Suelli fosse il primo vescovo della Ecclesia Barbariensis nominato intorno all’anno 1000 D.C. sotto il Giudicato di Torchitorio e di sua moglie Nispella. San Giorgio Vescovo di SuelliGiorgio, nato a Cagliari nel rione di Stampace da famiglia modesta, sarebbe stato consacrato vescovo in giovane età per le sue grandi qualità morali e culturali, che lo rendevano idoneo alla difficile opera di evangelizzazione delle popolazioni che vivevano nelle lontane contrade orientali del Giudicato di Cagliari. Sulla base dei documenti epigrafici e delle pergamene rinvenute nell’archivio arcivescovile di Cagliari, si ritiene oggi legittimo sostenere che i racconti agiografici riguardanti la figura di san Giorgio di Suelli abbiano un fondamento storico. Non sappiamo molto di san Giorgio. I pochi dati biografici sono presentati in modo vago e non circostanziato e, per lo più, nel contesto di episodi miracolistici, che disorientano gli studiosi impegnati a definire la personalità di questa singolare e poetica figura della Chiesa sarda. L’agiografia narra di un vescovo pastore saggio ed energico, dotato di poteri taumaturgici: a lui vengono attribuiti numerosi miracoli sia in vita che dopo la morte. E’ però probabile che le gesta del giovane vescovo barbariense siano state talvolta confuse con quelle di san Giorgio martire e cavaliere, il cui culto era stato diffuso dalla Chiesa greca. Ma nonostante tale confusione e sovrapposizione di nomi, la figura di Giorgio vescovo si staglia nitidamente tra le vicende della storia isolana, a cavallo di un secolo nebuloso e l’inizio di un altro non molto più chiaro. Apostolo, missionario, civilizzatore di gente indomita e battagliera ma fondamentalmente buona, svolse un ruolo di animatore della rinascita non solo spirituale, ma anche economica e sociale di quella società arcaica, portandovi una luce nuova di vita, di speranza e di fede". (Fonte www.camminodisangiorgiovescovo.it)








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