La storia della famiglia Siotto a Sarroch

La famiglia Siotto, appartenente all'alta borghesia cagliaritana, strinse i primi rapporti con Sarroch intorno agli anni quaranta dell'Ottocento, in seguito all'acquisto di alcuni terreni da parte di Giuseppe Siotto Pintor, insigne giurista, docente all'Università di Cagliari, deputato al Parlamento, intellettuale liberal-moderato e fratello di Giovanni, illustre letterato, storico e anch'egli deputato.
di Luca Tolu



LE ORIGINI E LA LEGGENDA DELLA FUGA DA ORANI. Il racconto della storia della famiglia Siotto a Sarroch non può che partire dai motivi che ne determinarono l'allontanamento da Orani, il piccolo paese barbaricino originario della famiglia. Dall'importante opera di ricerca socioculturale scritta da Lucetta Scaraffia a fine anni sessanta "Trasformazione del territorio e stratificazione sociale di Sarroch", si apprende che "Don Siotto (Luigi, ndr) originario di Orani in provincia di Nuoro è venuto ad abitare a Sarroch nei primi anni del 900 [...] perché costretto a fuggire da là. Narrano infatti che i contadini di Orani, stanchi dei suoi metodi oppressivi, avessero circondato minacciosamente la sua casa ed egli fosse fuggito a Sarroch nascosto in un carro di fieno".  
Albero Genealogico del ramo familiare di Don Giuseppe Maria Siotto Pintor


LA FAMIGLIA SIOTTO E SARROCH. L'incrocio dei Siotto con Sarroch avvenne però già da prima, precisamente negli anni trenta dell'800, poco dopo aver ricevuto i diplomi di cavalierato e di nobiltà concessi nel 1826 dal re Carlo Felice, quando Vittorio Angius registrava con un certo risalto la distruzione da parte dei pastori sarrocchesi dei muri con cui il "Cavalier Don Giuseppe Siotto chiudeva il proprio terreno". 
In seguito, Don Giuseppe Siotto acquistò dal Regio Fisco nel 1854 ben 36 ettari di terreni a Sarroch appartenenti all’antica proprietà feudale dei baroni Zapata, al prezzo di 3300 lire.
Nei decenni successivi la famiglia accrebbe ulteriormente il proprio patrimonio terriero a Sarroch, che raggiunse gli oltre 600 ettari, che si sommavano ai quasi 1.000 ettari di terra posseduti a Orani e Illorai.
Accanto alla tradizionale attività politica, accademica e forense, i Siotto in questo modo diversificarono sempre più i propri interessi economici puntando maggiormente sul campo agricolo, anche come conseguenza delle nuove normative inerenti la cessione dei terreni demaniali, in precedenza sotto regime feudale.
La Villa Siotto nei primi anni novanta prima del restauro da parte del Comune.

La presenza dei Siotto nella comunità di Sarroch non era però esclusivamente di carattere economica. La famiglia era parte integrante del paese, partecipandone anche alla vita politica.
Come riportato da Marco Matta, in "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", l'avvocato Giuseppe fu sindaco del paese dal 1853 al 1855, anno della sua morte e, tenuto conto dello spessore del personaggio, "il suo incarico di primo cittadino, animò nella popolazione monumentali aspettative, amaramente disilluse dalla prematura scomparsa e, ancora in vita, dalla sua costante assenza dal paese determinata da un tormentato impegno giudiziario e dalle frequenti crisi cardiache che lo affliggevano". 
Anche il figlio Luigi e il nipote Giuseppe ricoprirono incarichi pubblici. Luigi fu il primo presidente della Corte d'Appello di Cagliari e consigliere di Cassazione e ricoprì la carica di consigliere comunale a Sarroch dal 1867 al 1908. Giuseppe (noto Don Peppicu), anch'egli avvocato, fu invece consigliere comunale nell'ultimo decennio dell'Ottocento e dal 1910 al 1914 consigliere provinciale.
A testimonianza del potere politico ed economico della famiglia Siotto a Sarroch è rimasta la grande villa che Giuseppe terminò di costruire nel 1912 con ingresso dalla piazza Municipio (oggi piazza Repubblica) e posizione di assoluta dominanza su tutto l'abitato. A tale proprietà, oggi del Comune, si aggiungerà nel 1926 l'altrettanto imponente Palazzo Siotto, oggi sede della Fondazione a lui intitolata per volere testamentario dell'ultima erede Vincenzina, morta nel 1989.
Giuseppe Siotto, ritratto di Filippo Figari esposto al Palazzo Siotto. Fonte: Fondazione Siotto.

LA FIGURA DI GIUSEPPE "DON PEPPICU" SIOTTO. Don Peppicu diventerà una delle personalità più emblematiche del paese. Amato da tanti e criticato da altrettanti, susciterà reazioni contrastanti nella cittadinanza che, tuttavia, continua ancora oggi a ricordarlo e riconoscerlo come una delle più importanti figure storiche di Sarroch.
Dal matrimonio tra Don Peppicu Siotto e Chiara Serra (scomparsa prematuramente nel 1900) nacquero ben cinque figlie femmine (Giovanna, Margherita e Rosalia morte giovanissime più Maria Chiara e Vincenzina) ed un solo figlio maschio, Luigi, caduto in guerra nel 1916 a soli ventidue anni.
Come scrive Marco Matta in "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", le suddette drammatiche vicende familiari "possono in parte spiegare la severità del carattere del Siotto, che traspare nei rapporti con i rappresentanti del potere politico ed amministrativo, spesso contrassegnati da qualche dissidio come nel 1908, quando, per una questione di confini tra una proprietà dei Siotto in località Foxi ed un terreno comunale, ci fu un duro contenzioso con l'amministrazione comunale, che spinse il sindaco Ambrogio Pinna a dimettersi. Ancora uno scontro nel 1925, quando la Giunta municipale guidata da Carlo Concas decise di cambiare nome alla via Siotto e sostituirla con il viale delle Rimembranze, in onore ai caduti in guerra. Ovviamente la reazione di Giuseppe Siotto fu piuttosto decisa e, con una lettera impregnata di tagliente ironia, chiese al sindaco che gli venisse restituita la targa di marmo indicante il nome della via, donata cinquantanni prima dal padre al Comune. Due anni dopo, il commissario prefettizio Giovanni Sedda deliberò di ridare alla via l'antica denominazione, accusando la passata amministrazione di aver voluto mutare il nome in viale delle Rimembranze «non per spirito di patriottismo o per tenerezza verso coloro che diedero la vita alla Patria, ma per sfogo di bile bolscevica ... contro il rappresentante in Sarrok dell'insigne famiglia Siotto, vari figli della quale diedero lustro e decoro alla Sardegna»"
I contrasti tra Don Peppicu e le personalità pubbliche del paese non finirono qui. Agli inizi degli anni quaranta infatti ci fu un nuovo diverbio, questa volta con il simbolo del regime fascista in paese: il podestà Venanzio Fanti. Quest'ultimo pretendeva dal Siotto che cedesse parte delle sue proprietà ad alcuni contadini locali, in osservanza alla politica mussoliniana che obbligava i proprietari terrieri a non lasciare incoltivate le terre per contribuire alla carenza di viveri nel particolare momento della guerra. Don Peppicu rispose però di aver già messo in locazione tali terreni ad uso pascolo, e che comunque avrebbe fatto tutto il possibile per ampliare la coltivazione del grano in tutte le altre sue proprietà, suscitando le proteste del podestà che, in una lettera al prefetto, censurò tale atteggiamento che si scontrava con «le disposizioni del Governo Fascista». Per il Podestà l'atteggiamento del Siotto dimostrava, «come sempre aveva fatto, la sua indifferenza per questo paese».
Ultimo episodio dei difficili rapporti con le autorità politiche locali lo abbiamo nel 1945, questa volta con il commissario prefettizio Pasquale Demontis. Quest'ultimo, per affrontare l'annoso problema della mancanza d'acqua e prevenire una moria di bestiame, chiese a Don Peppicu di condividere il pozzo della sua proprietà in località Forada is olias, ottenendo come risposta un rifiuto.
Gli accadimenti sopra riportati non devono però essere enfatizzati e decontestualizzati dall'epoca per alimentare un immagine fredda e distaccata di Don Peppicu che fu protagonista anche di importanti gesti di generosità verso i sarrocchesi. Negli anni più drammatici della prima guerra mondiale si impegnò per alleviare le sofferenze dei più poveri e negli anni trenta, donò al Comune un terreno di sua proprietà per la costruzione delle scuole elementari.




LA VILLA SIOTTO. Il simbolo più rappresentativo della storica presenza dei Siotto a Sarroch è l'omonima Villa, indiscusso monumento di rara bellezza.
La Villa Siotto, la cui costruzione iniziò a fine 800 per poi essere terminata nel 1912, è una casa padronale dei primi del Novecento, perfetto esempio di “azienda agricola completa” dove in passato si producevano in quantità olio d’oliva, vino e una grande varietà di frutta. L'immobile è formato da tre elementi: la Villa, le Pertinenze e un Parco di circa 11 ettari.
La Villa, posizionata strategicamente nel centro del paese, a poca distanza dall’abitazione in cui la famiglia viveva in precedenza fin dalla fine dell'800, è circondata da un parco lussureggiante arricchito da tipici fabbricati rustici.
Dopo la morte dell’ultima erede di Giuseppe Siotto Pintor, il Comune di Sarroch ha acquistato la Villa, le Pertinenze e la collezione fotografica appartenente a Giuseppe Siotto Pintor, dove venivano ritratti i familiari e gli operai che lavoravano nell’azienda agricola. In tale collezione, ospitata nel terzo piano della Villa, sono esposte 326 foto in cui vengono rappresentati il territorio di Sarroch, momenti di vita quotidiana della famiglia Siotto, i loro dipendenti e la cittadinanza del paese. La collezione fotografica conta in totale ben 1251 foto, tutte proprietà del Comune di Sarroch.
La Villa, che ospita anche una lussuosa aula consiliare utilizzata per particolari occasioni, è oggi una sede di rappresentanza per iniziative culturali oltre che pregiata location per la celebrazione dei matrimoni.



LA SCUOLA LUIGI SIOTTO. Costruita dopo la grande guerra, con progetto dell'ingegner Alberto Sanjust e opera dell'impresa dell'ex Podestà Venanzio Fanti, grazie all'intervento della famiglia Siotto, intitolata al figlio caduto durante il primo conflitto mondiale, la Scuola Luigi Siotto è uno dei più suggestivi edifici di proprietà del Comune di Sarroch. Il recente restyling dell'edificio e della prospiciente piazza ne hanno esaltato l'architettura e la presenza predominante nello skyline del paese. 
I lavori di costruzione dell'immobile iniziarono nel gennaio del 1934 e finirono il 28 ottobre dello stesso anno (il terzo piano fu costruito negli anni Sessanta).
Dal punto di vista storico, il progetto risale alla prima metà del 900. Come scrive Marco Matta in "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", "accantonata l'idea di ampliare il vecchio caseggiato della scuola, si decise di costruire un nuovo edificio: venne individuato un terreno all'inizio dell'abitato, vicino alla strada provinciale, che il proprietario Giuseppe Siotto donerà al comune nel 1933 con la clausola che nell'atrio o nell'aula più importante dell'edificio fosse apposta una lapide «con i nomi dei combattenti di Sarroch caduti nell'ultima guerra, lapide che sarà monito, esempio ed insegnamento alle generazioni venture», e con l'auspicio che la scuola venga intitolata al figlio Luigi, morto in combattimento nel 1915".




L'OPPOSIZIONE ALLA COSTRUZIONE DELLA RAFFINERIA SARAS. Nei primi anni sessanta a Sarroch si sviluppò un dibattito sull'opportunità o meno di insediare l'impianto petrolchimico. In seguito alla presentazione del progetto ci furono posizione a favore e contrarie. Queste ultime erano alimentate in gran parte dai proprietari terrieri che sarebbero stati costretti a cedere le proprietà nell'area interessata, oltre che dalle famiglie delle aziende agricole che temevano ripercussioni negative sulle colture e da coloro che immaginavano un futuro economico collegato al turismo.
La posizione contraria più netta fu quella del presidente del Consorzio di bonifica della costa sud occidentale del golfo di Cagliari, il quale polemizzò aspramente contro la scelta dell'area definita come «una delle zone più fertili e più promettenti sia dal punto di vista agrario, come dal punto di vista residenziale, sia dal punto di vista turistico». Egli aggiunse inoltre che tali decisioni «provocheranno la distruzione definitiva di ogni possibilità di evoluzione di tutta la zona».
Anche la famiglia Siotto, che possedeva circa 40 ettari dei 180 da espropriare, si oppose inequivocabilmente alla costruzione della raffineria. In una storica missiva indirizzata al prefetto di Cagliari ed al ministro dell'industria, le sorelle Maria Chiara e Vincenza Siotto giudicarono molto limitato il vantaggio che Sarroch avrebbe potuto avere dall'impianto. Una ricchezza che difficilmente sarebbe potuta restare sul posto, mentre il proseguo di un'economia a carattere agricolo-turistica avrebbe potuto dare più garanzie in un'ottica futura.

FONTI
Marco Matta, "Sarroch nel 900", "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", Comune di Sarroch, a cura di Roberto Coroneo;
Lucetta Scaraffia, "Trasformazione del territorio e stratificazione sociale di Sarroch".
- Sito internet Fondazione Giuseppe Siotto;
- Sito internet Comune di Sarroch;
- Sito internet Araldica di Sardegna.

IL VIDEO SULLA VILLA SIOTTO

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