La storia della famiglia Siotto a Sarroch

La famiglia Siotto, appartenente all'alta borghesia cagliaritana, strinse i primi rapporti con Sarroch intorno agli anni quaranta dell'Ottocento, in seguito all'acquisto di alcuni terreni da parte di Giuseppe Siotto Pintor (1808-1855), insigne giurista, docente all'Università di Cagliari, deputato al Parlamento, intellettuale liberal-moderato e fratello di Giovanni, illustre letterato, storico e anch'egli deputato.
di Luca Tolu



LE ORIGINI. La famiglia Siotto proveniva da Orani, dove era riuscita a trarre profitto dal processo di inurbamento dei cavalieri e dei nobili oranesi, occupando importanti spazi politici ed economici. 
Fu alla fine del XVIII secolo che Giovanni Maria Siotto (1765-1822) si trasferì a Cagliari, formando il ramo dei Siotto Pintor grazie al matrimonio con la nobildonna Luigia Pintor Sirigu. A Cagliari Giovanni Maria portò avanti la professione legale. Fu il legale dei marchesi di Villamarina giudice aggiunto della Reale Udienza di Sardegna. 
Nel 1826, grazie al suo impegno pubblico, ottenne dal Re Carlo Felice, il cavalierato ereditario e il titolo di nobiltà. 
Fu uno dei figli di Giovanni Maria, Giuseppe Maria Siotto Pintor (1808-1855), sposato con Margherita Melis, avvocato, Professore Universitario e deputato, il capostipite del ramo che diede origine all'azienda agricola sita nel territorio di Sarroch.
Tra le leggende che aleggiano attorno alla storia di questa famiglia, interessante fu il racconto sulla presunta "fuga da Orani", il piccolo paese barbaricino originario della famiglia. Dall'importante opera di ricerca socioculturale scritta da Lucetta Scaraffia a fine anni sessanta "Trasformazione del territorio e stratificazione sociale di Sarroch", si apprende che "Don Siotto (Luigi, ndr) originario di Orani in provincia di Nuoro è venuto ad abitare a Sarroch nei primi anni del 900 [...] perché costretto a fuggire da là. Narrano infatti che i contadini di Orani, stanchi dei suoi metodi oppressivi, avessero circondato minacciosamente la sua casa ed egli fosse fuggito a Sarroch nascosto in un carro di fieno".  
Albero Genealogico del ramo familiare di Don Giuseppe Maria Siotto Pintor


LA FAMIGLIA SIOTTO E SARROCH. L'incrocio dei Siotto con Sarroch avvenne quindi negli anni quaranta dell'800quando Vittorio Angius registrava con un certo risalto la distruzione da parte dei pastori sarrocchesi dei muri con cui il "Cavalier Don Giuseppe Siotto chiudeva il proprio terreno". 
Nel 1845 Don Giuseppe Maria acquistò una proprietà in agro di Sarroch dai coniugi Teresa Olivar e Gaetano Bosinco, alla quale seguirono ulteriori acquisti dagli stessi venditori e dai Manca Sciak, conciatori di pelli in Cagliari. Una decina di anni dopo, nel 1854 comperò dal Regio Fisco ulteriori 36 ettari di terre appartenenti alla Baronia di Capoterra infeudata dal 1841 alla famiglia Zapata. Nei decenni successivi i Siotto accrebbero ulteriormente il proprio patrimonio terriero a Sarroch, che raggiunse gli oltre 600 ettari, che si sommavano ai circa 1.000 ettari di terra posseduti a Orani e Illorai.
Accanto alla tradizionale attività politica, accademica e forense, i Siotto in questo modo diversificarono sempre più i propri interessi economici investendo anche sul campo agricolo, approfittando delle nuove normative inerenti la cessione dei terreni demaniali, in precedenza sotto regime feudale.
Dopo Don Giuseppe Maria, fu il figlio Don Luigi Raimondo (1835-1915) a portare avanti le attività di famiglia. Dal suo matrimonio con l'oranese e lontana parente Giovanna Siotto Marcello (1838 - 1926) nacque un solo figlio: Don Giuseppe Siotto (1861-1956), per i paesani "Don Peppicu", figura molto conosciuta e apprezzata a Sarroch.

La Villa Siotto nei primi anni novanta prima del restauro da parte del Comune.

La presenza dei Siotto nella comunità di Sarroch non era però esclusivamente di carattere economica. La famiglia era parte integrante del paese, partecipandone anche alla vita politica.
Come riportato da Marco Matta, in "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", l'avvocato Giuseppe fu sindaco del paese dal 1853 al 1855, anno della sua morte e, tenuto conto dello spessore del personaggio, "il suo incarico di primo cittadino, animò nella popolazione monumentali aspettative, amaramente disilluse dalla prematura scomparsa e, ancora in vita, dalla sua costante assenza dal paese determinata da un tormentato impegno giudiziario e dalle frequenti crisi cardiache che lo affliggevano". 
Anche Luigi seguì la vocazione forense e politica della famiglia. Fu giudice aggiunto presso il Tribunale civile di Sassari, primo presidente della Corte d'Appello di Cagliari e consigliere di Cassazione. Politicamente, fu eletto deputato al collegio di Nuoro (l'elezione fu annullata) e da metà Ottocento fino ai primi del Novecento fu consigliere comunale. Contemporaneamente consolidò, a partire dagli anni settanta dell'’800, il patrimonio familiare e la base fondiaria dell'azienda agricola, acquisendo proprietà a Pula, San Pietro, Foxi, Illorai, Sarule, Ottana e Bono.
In seguito anche Giuseppe "Don Peppicu" seguì le tradizioni familiari laureandosi in Giurisprudenza e partecipando alla vita politica nel Consiglio comunale di Sarroch già dalla fine dell'Ottocento e dal 1910 al 1914. 
Sotto l'attenta guida di Don Peppicu l'azienda "Casa Siotto" prosperava e si andava configurando come una delle imprese agricole più attive e dinamiche dell'isola. I Siotto coltivarono oliveti, vigneti, mandorleti e frutteti attraverso una organizzazione che le portò numerosi premi e riconoscimenti.
A testimonianza del potere politico ed economico della famiglia Siotto a Sarroch è rimasta la grande villa che Giuseppe terminò di costruire nel 1912 con ingresso dalla piazza Municipio (oggi piazza Repubblica) e posizione di assoluta dominanza su tutto l'abitato. A tale proprietà, oggi del Comune, si aggiungerà nel 1926 l'altrettanto imponente Palazzo Siotto, oggi sede della Fondazione a lui intitolata per volere testamentario dell'ultima erede Vincenzina, morta nel 1989.
Giuseppe Siotto, ritratto di Filippo Figari esposto al Palazzo Siotto. Fonte: Fondazione Siotto.

LA FIGURA DI GIUSEPPE "DON PEPPICU" SIOTTO. Don Peppicu diventerà una delle personalità più emblematiche del paese. Amato da tanti e criticato da altrettanti, susciterà reazioni contrastanti nella cittadinanza che, tuttavia, continua ancora oggi a ricordarlo e riconoscerlo come una delle più importanti figure storiche di Sarroch.
Giuseppe Siotto sposò la nobile Chiara Serra di Santa Maria (1868-1900). La coppia ebbe cinque figlie, Giovanna (1891- 1906), Margherita (1893-1909), Rosalia, detta Lily (1898-1918), Maria Chiara, detta Chiarina (1896- 1983) e Vincenza, detta Vincenzina (1900-1989), ed un solo maschio, Luigi (1894-1916), caduto in guerra a ventidue anni a Monte Fior nel vicentino durante il Primo Conflitto Mondiale.
Come scrive Marco Matta in "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", le suddette drammatiche vicende familiari "possono in parte spiegare la severità del carattere del Siotto, che traspare nei rapporti con i rappresentanti del potere politico ed amministrativo, spesso contrassegnati da qualche dissidio come nel 1908, quando, per una questione di confini tra una proprietà dei Siotto in località Foxi ed un terreno comunale, ci fu un duro contenzioso con l'amministrazione comunale, che spinse il sindaco Ambrogio Pinna a dimettersi. Ancora uno scontro nel 1925, quando la Giunta municipale guidata da Carlo Concas decise di cambiare nome alla via Siotto e sostituirla con il viale delle Rimembranze, in onore ai caduti in guerra. Ovviamente la reazione di Giuseppe Siotto fu piuttosto decisa e, con una lettera impregnata di tagliente ironia, chiese al sindaco che gli venisse restituita la targa di marmo indicante il nome della via, donata cinquantanni prima dal padre al Comune. Due anni dopo, il commissario prefettizio Giovanni Sedda deliberò di ridare alla via l'antica denominazione, accusando la passata amministrazione di aver voluto mutare il nome in viale delle Rimembranze «non per spirito di patriottismo o per tenerezza verso coloro che diedero la vita alla Patria, ma per sfogo di bile bolscevica ... contro il rappresentante in Sarrok dell'insigne famiglia Siotto, vari figli della quale diedero lustro e decoro alla Sardegna»"
I contrasti tra Don Peppicu e le personalità pubbliche del paese non finirono qui. Agli inizi degli anni quaranta infatti ci fu un nuovo diverbio, questa volta con il simbolo del regime fascista in paese: il podestà Venanzio Fanti. Quest'ultimo pretendeva dal Siotto che cedesse parte delle sue proprietà ad alcuni contadini locali, in osservanza alla politica mussoliniana che obbligava i proprietari terrieri a non lasciare incolte le terre per contribuire alla carenza di viveri nel particolare momento della guerra. Don Peppicu rispose però di aver già messo in locazione tali terreni ad uso pascolo, e che comunque avrebbe fatto tutto il possibile per ampliare la coltivazione del grano in tutte le altre sue proprietà, suscitando le proteste del podestà che, in una lettera al prefetto, censurò tale atteggiamento che si scontrava con «le disposizioni del Governo Fascista». Per il Podestà l'atteggiamento del Siotto dimostrava, «come sempre aveva fatto, la sua indifferenza per questo paese».
Ultimo episodio dei difficili rapporti con le autorità politiche locali lo abbiamo nel 1945, questa volta con il commissario prefettizio Pasquale Demontis. Quest'ultimo, per affrontare l'annoso problema della mancanza d'acqua e prevenire una moria di bestiame, chiese a Don Peppicu di condividere il pozzo della sua proprietà in località Forada de is olias, ottenendo come risposta un rifiuto.
Gli accadimenti sopra riportati non devono però essere enfatizzati e decontestualizzati dall'epoca per alimentare un immagine fredda e distaccata di Don Peppicu che fu protagonista anche di importanti gesti di generosità verso i sarrocchesi. Negli anni più drammatici della prima guerra mondiale si impegnò per alleviare le sofferenze dei più poveri e negli anni trenta, donò al Comune un terreno di sua proprietà per la costruzione delle scuole elementari. 
Esempio importante della generosità di Don Peppicu fu anche nel 1915, quando allo scopo di aiutare le famiglie dei militari richiamati al fronte, promosse la costituzione del Comitato di assistenza civile di Sarroch. Insieme a lui ne erano parte il medico Antonio Brundu, il parroco Antonio Vargiu, Antonio Tiddia e Annibale Cois. Il comitato faceva da tramite tra le famiglie e i combattenti e si adoperò per chiedere sussidi alle amministrazioni comunali e provinciali cercando di ottenere dai più benestanti del paese la cessione dell'1% del raccolto del grano alle famiglie dei richiamati, oltre ad un prezzo di favore per la farina. Don Peppicu offrì per la causa la somma di 100 lire, oltre alle quote di grano. 
Inoltre, dal 1916 al 1924, insieme ad altri possidenti locali, costituì una Cooperativa di consumo per la quale si prestò a ricoprire l'incarico di sindaco fornendo anche personale impiegatizio della sua azienda.
Giuseppe Siotto morì nel 1956 lasciando tutto in eredità alle due figlie. Alla sua morte le eredi trovarono una situazione patrimoniale radicalmente mutata rispetto agli anni precedenti. L'Azienda aveva subito vari espropri che, complessivamente, ne avevano ridotto la consistenza a meno di un terzo: il primo nel 1946, a seguito dei decreti Gullo (DLL 19 ottobre 1944), il secondo - molto rilevante - nel 1952 in applicazione della Riforma agraria di Antonio Segni (L. 841/1950 meglio conosciuta come “legge stralcio”).
Pochi anni dopo la proprietà fu ulteriormente decurtata di 40 ettari che andarono a comporre i 180 ettari necessari a consentire la costruzione della raffineria SARAS, al cui progetto il Consiglio comunale di Sarroch aveva aderito nel 1962. 
La figlia Vincenza, ultima sopravvissuta, rispettando le volontà dal padre, costituì, con lascito testamentario datato 14 ottobre 1986, la Fondazione per la promozione e la divulgazione degli studi sulla storia della Sardegna, intitolata a Giuseppe Siotto, la quale prese in carico il patrimonio della famiglia.



LA VILLA SIOTTO. Il simbolo più rappresentativo della storica presenza dei Siotto a Sarroch è l'omonima Villa. La sua costruzione iniziò a fine 800 per poi essere terminata nel 1912. 
La villa, che si eleva su tre piani, fu realizzata nel particolare stile di inizio secolo e fu pregevolmente affrescata da Lorenzo Mattei e Oreste Parenti, pittori che in quel periodo operavano a Cagliari.
L'immobile è formato da tre elementi: la Villa, le Pertinenze e un Parco di circa 11 ettari.
La dimora, posizionata strategicamente nel centro del paese, a poca distanza dall’abitazione in cui la famiglia viveva in precedenza fin dalla fine dell'800, è circondata da un parco lussureggiante arricchito da tipici fabbricati rustici.
Dopo la morte dell’ultima erede di Giuseppe Siotto Pintor, il Comune di Sarroch ha acquistato la Villa, le Pertinenze e la collezione fotografica appartenente a Giuseppe Siotto Pintor, dove venivano ritratti i familiari e gli operai che lavoravano nell’azienda agricola. In tale collezione, ospitata nel terzo piano della Villa, sono esposte 326 foto in cui vengono rappresentati il territorio di Sarroch, momenti di vita quotidiana della famiglia Siotto, i loro dipendenti e la cittadinanza del paese. La collezione fotografica conta in totale ben 1251 foto.
La Villa è oggi sede di rappresentanza per iniziative culturali. A seguito dell'acquisto da parte del Comune ha subito numerosi interventi che ne hanno parzialmente modificato l'estetica, cancellandone la semplicità in favore di un modello estetico lussuoso e di rappresentanza.


LA SCUOLA LUIGI SIOTTO. L'edificio fu costruito dopo la grande guerra, con progetto dell'ingegner Alberto Sanjust e opera dell'impresa dell'ex Podestà Venanzio Fanti, grazie all'intervento della famiglia Siotto. Fu intitolata al figlio Luigi caduto durante il primo conflitto mondiale. 
Oggi, la Scuola Luigi Siotto, è uno dei più suggestivi edifici di proprietà del Comune di Sarroch. Il recente restyling della prospiciente piazza ne hanno esaltato l'architettura e la presenza predominante nello skyline del paese. 
I lavori di costruzione dell'immobile iniziarono nel gennaio del 1934 e finirono il 28 ottobre dello stesso anno. Il terzo piano fu invece costruito e completato soltanto negli anni Sessanta.
Dal punto di vista storico, il progetto risale alla prima metà del 900. Come scrive Marco Matta in "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", "accantonata l'idea di ampliare il vecchio caseggiato della scuola, si decise di costruire un nuovo edificio: venne individuato un terreno all'inizio dell'abitato, vicino alla strada provinciale, che il proprietario Giuseppe Siotto donerà al comune nel 1933 con la clausola che nell'atrio o nell'aula più importante dell'edificio fosse apposta una lapide «con i nomi dei combattenti di Sarroch caduti nell'ultima guerra, lapide che sarà monito, esempio ed insegnamento alle generazioni venture», e con l'auspicio che la scuola venga intitolata al figlio Luigi, morto in combattimento nel 1915".

L'OPPOSIZIONE ALLA COSTRUZIONE DELLA RAFFINERIA SARAS. Nei primi anni sessanta a Sarroch si sviluppò un dibattito sull'opportunità o meno di insediare l'impianto petrolchimico. In seguito alla presentazione del progetto ci furono posizioni a favore e contrarie. Queste ultime erano alimentate in gran parte dai proprietari terrieri che si sarebbero visti costretti a cedere le proprietà nell'area interessata, oltre che dalle famiglie delle aziende agricole che temevano ripercussioni negative sulle colture e da coloro che immaginavano un futuro economico collegato al turismo.
La posizione contraria più netta fu quella del presidente del Consorzio di bonifica della costa sud occidentale del golfo di Cagliari, il quale polemizzò aspramente contro la scelta dell'area definita come «una delle zone più fertili e più promettenti sia dal punto di vista agrario, come dal punto di vista residenziale, sia dal punto di vista turistico». Egli aggiunse inoltre che tali decisioni «provocheranno la distruzione definitiva di ogni possibilità di evoluzione di tutta la zona». A questa posizione contraria si aggiunse anche quella dell'Assessore al Turismo della Città di Cagliari Giacomo Covacivich. Ma il fronte del Sì era troppo potente. 
Anche la famiglia Siotto, che possedeva circa 40 ettari dei 180 da espropriare, si oppose inequivocabilmente alla costruzione della raffineria. In una storica missiva indirizzata al prefetto di Cagliari ed al ministro dell'industria, le sorelle Maria Chiara e Vincenza Siotto giudicarono molto limitato il vantaggio che Sarroch avrebbe potuto avere dall'impianto. Una ricchezza che difficilmente sarebbe potuta restare sul posto, mentre il proseguo di un'economia a carattere agricolo-turistica avrebbe potuto dare più garanzie in un'ottica futura.

FONTI
Marco Matta, "Sarroch nel 900", "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", Comune di Sarroch, a cura di Roberto Coroneo;
Lucetta Scaraffia, "Trasformazione del territorio e stratificazione sociale di Sarroch".
- Sito internet Fondazione Giuseppe Siotto;
- Inventario dell'Archivio della Casa Siotto;
- Sito internet Comune di Sarroch;
- Sito internet Araldica di Sardegna.

IL VIDEO SULLA VILLA SIOTTO

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