Sarroch, le "Vie" della Storia

Uno degli aspetti che rende un paese una comunità è la capacità di non disperdere la propria memoria. Con questo articolo proveremo ad indagare sul passato di Sarroch, attraverso un viaggio che ci porterà tra le antiche Vie e Rioni del paese, spiegandone l'origine, il significato e il contesto storico. 



CENNI STORICI SU SARROCH

La storia del paese di Sarroch inizia nell'alto medioevo, al principio della dominazione aragonese della Sardegna meridionale, quando in un prontuario pontificio del 1341, per la prima volta fu citato il Villaggio di "SAROC".
Allora Sarroch non esisteva soltanto come toponimo, bensì già come villaggio, perché come riporta la Dott.ssa Anna Pistuddi su "Sarroch, Storia, Archeologia e Arte", libro curato dal compianto Prof.Coroneo, da settecento anni è documentata l'esistenza di una comunità a Sarroch: 
"Nelle carte dell'Archivio della Corona d'Aragona relative al primo parlamento sardo convocato dal sovrano Pietro IV il Cerimonioso, risulta presente ai lavori un cittadino della "villa" di Sarroch. Bartolo d'Iba (Bartoli Diba o Bazolus de Iba) fu nominato procuratore, per il Braccio Reale, dai suoi concittadini riuniti nella chiesa di Santa Vittoria il 21 febbraio 1355."
Sarroch, doveva essere anche tra le zone più fertili del Giudicato di Cagliari visto che nei documenti dell’epoca si scriveva, a proposito delle rendite pisane, che:
"la punta più alta è toccata dalle contribuzioni dovute nelle ville di Sorrocho, Petra di Sale, Carabione, Chuco, situate nella Curatoria di Nuras: ciascun possessore di gioghi di posta deve infatti versare al fisco 17 starelli di grano e 15 di orzo".
Successivamente, sempre nel pieno della dominazione aragonese, è certo che la zona produceva sale. Risulta infatti che negli anni 1362-63 l'esportazione di tale bene proveniente dal territorio ed effettuata dai mercanti esportatori ammontava a 180 quartini.
Pertanto una comunità che abitava in un villaggio denominato Sarroch (con annessa Chiesa di Santa Vittoria) è testimoniata fin dal XIV secolo, ed è sopravvissuta finché le invasioni moresche non hanno costretto la popolazione a ripiegare verso l'interno abbandonando l'abitato. 
Il paese inizio così una lenta agonia che lo portò allo stato di abbandono, tanto che nel 1580 la "villa" di Sarroch fu inserita dal Fara nell'elenco dei centri disabitati. 
Un'importante svolta nella storia locale avvenne nella seconda metà del 600, quando la costruzione delle torri costiere e alcune spedizioni punitive contro i corsari musulmani resero nuovamente possibile abitare il territorio. Gerolamo Tuerrellas fu il fautore del ripopolamento di Sarroch e di tutta la baronia, incoraggiando l'insediamento di una comunità di pastori provenienti dal Gerrei.
La storia del ripopolamento di Sarroch non fu, tuttavia, in discesa, giacché la peste (1652-1656) e la conseguente carestia (1680-81) provocarono ingenti danni alla pastorizia e all'agricoltura rendendo ancor più complicata la rifondazione del paese.
Estintasi la famiglia Tuerrellas, nel 1730 i nuovi feudatari Zonza Vico favorirono nuovamente la nascita di Sarroch che si sviluppò nella sua forma attuale. Estinti anche gli Zonza Vico, il territorio fu infeudato agli Zapata.
Nei primi del 700, a pochi km dal Villaggio di San Giorgio - già popolato da più di un secolo in quanto più riparato dalle scorribande saracene - inizia così a rifiorire l'abitato di Sarroch con un piccolo agglomerato di case che si strutturano attorno alla Chiesa di Santa Vittoria. In tale fase costituente iniziano a formarsi le prime piazze, le prime strade e con esse i primi nomi delle Vie, molte delle quali saranno poi spazzate via da una ridenominazione selvaggia avvenuta in particolar modo negli anni precedenti il Fascismo dopo la Prima Guerra Mondiale.  

L'OTTOCENTO

TOPONIMI DI SARROCH NEL 1857
Un antico documento ha reso possibile ricostruire i toponimi di Sarroch risalenti al 1857, quando ancora non esisteva l'Unità d'Italia e il paese era formato da poco più di 1100 anime diffuse in un'area che coincideva approssimativamente con il centro storico, l'attuale Via Azuni, parte della Via Cagliari, Orri e i villaggi di San Giorgio e San Marco.

Il documento sopracitato è il Registro della Popolazione Locale secondo lo stato del 31 dicembre 1857 fino al 1 gennaio 1858. Il fascicolo è formato da 114 pagine scritte a mano dal delegato Notaio Alessio Cois, e controfirmate dai restanti membri della Commissione Locale: il Sindaco e Presidente Elisio Stara, i sacerdoti Vincenzo Deplano e Ambrogio Piras, e infine i consiglieri comunali Nicolò Guiso e Giuseppe Dessi.

Il quadro che fuoriesce dalla rilevazione statistica del 1857 conta 1157 anime, distinte in 602 maschi e 552 femmine che, raffrontate alle 822 citate dall'opera dell'Angius del 1839, segnalano un importante incremento della popolazione che è, peraltro, ben visibile dal numero di residenti non originari di Sarroch e provenienti da Capoterra, Quartu e aree limitrofe. Come evidenziato da Luana Giannotti in "Sarroch - storia, archeologia e arte", dal confronto tra i dati scaturiti dall'indagine del 1858 e quelli registrati dall'Angius circa venti anni prima, risulta un incremento demografico del 40%. 

Prima di entrare nel dettaglio della nostra ricerca sulle antica toponomastica di Sarroch, è bene ricordare come avremmo trovato Sarroch nella metà del XIX Secolo, negli anni tra il lavoro dell'Angius e il Registro compilato dal Notaio Cois. Da questo punto di vista risultano molto utili due antiche mappe di Sarroch risalenti al periodo della rilevazione statistica e presenti nello studio dell'Ing.Roberto Bordicchia allegato al Piano per il Centro Storico di Sarroch.



In questa prima cartografia è facile ritrovare la primordiale suddivisione tra "is bixinaus" di Santa Vittoria a destra e, più verso l'entroterra, nella parte sinistra della carta, i rioni di San Giorgio e San Marco. Lo stesso Angius riportava che a Sarroch "i paesani appellano il rione di Santa Vittoria Barraccas de baxiu (baracche di giù) e quello di San Giorgio Barraccas de susu (baracche di sopra)". Una suddivisione rimasta ancora intatta nella memoria dei sarrocchesi e nei ricordi degli anziani.


Nella seconda cartografia è ingrandito e dettagliato il vicinato di Santa Vittoria, ovvero l'allora centro abitato di Sarroch, che dal punto di vista urbanistico in parte coincide con l'attuale centro storico, ad eccezione dell'assenza dello "sventramento a croce" effettuato nei primi del 900 con la creazione delle Vie Siotto e Martiri del Tripoli prima inesistenti.

Terminata la panoramica urbanistica sulla Sarroch ottocentesca, veniamo ora al tema principale di questo breve saggio: la toponomastica di Sarroch nella metà del XIX secolo. Come anticipato in precedenza, ci aiuta in questa ricerca il Registro della Popolazione del 1857 che censiva la popolazione raggruppandola sulla base delle diverse aree del paese. Grazie a tale prezioso documento possiamo contare 13 zone in ordine di compilazione, così suddivise: CHIESA PARROCCHIALE, SU LINNARBU, SU NURAXI, MONTIGRAVELLUS, SA BARONA, CASA COMUNALE, ROCAS DE PERDU, FUNTANA SELIS, MONTE GRANATICO e BARROI per la sezione amministrativa collegata alla Parrocchia di Santa Vittoria (Barraccas de Basciu), SAN GIORGIO e SAN MARCO per "Barraccas de Susu", e infine ORRI per le abitazioni presenti all'interno e nell'area limitrofa all'Azienda Agricola dei Marchesi Manca di Villahermosa.

Confrontando i dati del censimento (numero di case, presenza di famiglie storiche di Sarroch) con le cartografie dell'epoca, i toponimi storici e i nomi delle vecchie vie del paese cancellati dalla Commissione Comunale nel 1921, è possibile abbozzare la localizzazione di tali denominazioni e ipotizzarne il significato originario.
  • CHIESA PARROCCHIALE. Tale zona, da identificarsi nell'area prospiciente alla Chiesa settecentesca di Santa Vittoria, contava 9 case. L’antica chiesa di Santa Vittoria è documentata fin dai primi decenni del XVIII secolo e al proprio interno conserva la mensa dell’altare maggiore, realizzata entro il 1744.
  • SU LINNARBU. Questa zona è identificabile nell'area attorno alla vecchia Via "Su Linnarbu", sostituita nel 1921 con Via Sant'Anna, ed ospitava 7 case. Difficile fornire delle risposte definitive sull'origine del nome. In lingua sarda campidanese "su linnarbu" è l'albero del pioppo, il che lascia intendere una significativa presenza di tale genere arboreo nell'area. Linnarbu potrebbe essere anche una storpiatura di "Linnarju" che, sopratutto in area ogliastrina e barbaricina, significa legnaia.
  • SU NURAXI. Proseguendo in senso orario l'ordine dato alla compilazione del registro, da un'analisi dei cognomi (in particolare dalla presenza dei Siotto e degli antenati Cois che tutt'ora vivono in questa via) è possibile collocare le 32 famiglie abitanti a "Su Nuraxi" nelle case di fronte alla Chiesa, tra l'attuale Via Lamarmora e l'inizio dell'attuale Via Indipendenza, oltre che in alcune abitazioni presenti all'interno delle proprietà dei Siotto. Il toponimo "Su Nuraxi" (il Nuraghe) è una delle testimonianze più importanti di questo documento, in quanto si pone come un'ulteriore elemento di prova della presenza di siti nuragici nell'area dell'attuale Parco Siotto. Del resto la presenza dei resti del "Nuraghe Santa Vittoria" nella collina sovrastante quest'area è ormai più che un'ipotesi e non si può escludere che nel 1892 Filippo Vivanet, allora Direttore dell'Ufficio Regionale per la conservazione dei monumenti della Sardegna, si riferisse proprio a questo sito quando denunciava con veemenza e indignazione sui "vandalici assalti degli ignoranti" che trafugavano macigni dai numerosi monumenti megalitici sparsi sul territorio del paese, "spogliandoli dell'essenza storica e della loro remota bellezza".
  • MONTIGRAVELLUS. Dopo "Su Linnarbu" e "Su Nuraxi" è facile proseguire in senso orario collocando questo toponimo nell'attuale Via Trento che fino al 1921 era chiamata proprio "Via Montegravellus". L'origine del toponimo è piuttosto immediata, derivando infatti da "Sa Rocca de Mont'e Gravellusu", la roccia simbolo del territorio resa nota anche dalla particolare presenza di esemplari di garofani selvatici (gravellusu). Tale area contava 10 case nel 1857.
  • SA BARONA. Proseguendo il ragionamento di cui sopra, fino al 1921 la vecchia Via Montigravellus si incrociava con l'antica Via Barona (l'attuale Via Sassari), una via che si trovava ai piedi dell'omonimo colle "Sa Barona"(toponimo presente in alcune carte storiche) e che proseguiva fino all'attuale Via Azuni. Risulta pertanto immediato far coincidere la zona di "Sa Barona" con "Sriboneddu", quindi Via Sassari. Questa parte di Sarroch, che si presentava come area periferica del vecchio centro abitato, contava 19 case. Per quanto concerne l'origine di tale toponimo, ci troviamo di fronte ad uno degli interrogativi più interessanti di Sarroch. Finora la sola ipotesi che presenta un fondamento storico è quella che fa derivare tale nome dalle presenza di famiglie baronali infeudate dei territori di Capoterra e Sarroch. Una prima ipotesi ci porta indietro fino ai primi del 700 nella parte finale della dinastia Torrelas, dove troviamo come ultima "Barona" di Sarroch la nobile Maria Caterina Espiga Torrellas, figlia primogenita di Don Agostino e moglie del marchese di Soleminis, vincitrice della sentenza della Reale Udienza del 24 novembre 1710 a lei favorevole, diventando così titolare della baronia che passò poi al figlio Giuseppe Vico y Zonza, marchese di Soleminis. Un ipotesi più recente vede invece i Zapata, ultimi "Baroni" di Capoterra e Sarroch, oltre che di Villanovafranca e Barumini, in particolar modo alla fine del 700 e inizi dell'800, prima dell'arrivo dei Siotto. Questi ultimi, infatti, nel 1854 acquistarono dal Regio Fisco a Sarroch 36 ettari di terreno aperto, appartenenti proprio alla Baronia dei Zapata. Secondo lo studio di Lucetta Scaraffia, le proprietà dei Zapata si mantennero a Sarroch fino ai primi del 900, quando ancora possedevano un centinaio di ettari, il 50% dei quali a "seminativi arborati e i restanti a seminativi scadenti". A conferma di quanto sopra detto va aggiunto che chi comprò il terreno per costruire la propria abitazione ai piedi di suddetto colle "Sa Barona" nella metà del 900 (come ad esempio Dott.Anedda), li acquistò proprio dagli eredi della dinastia Zapata. Pertanto, l'origine del toponimo "Sa Barona" potrebbe derivare proprio dalla presenza baronale nell'area. Per quanto concerne gli Zapata, tale Barona potrebbe essere Maria Angela Amat, moglie del Barone Francesco Bernardo Spiga Vico, morto nel 1762, lasciando in possesso della baronia proprio la suddetta consorte, tutrice delle sue due uniche eredi: Maria Rita e Maria Luigia. Maria Rita Zatrillas Vico è considerata proprio l'ultima baronessa del feudo prima che, chiamata in causa per inadempienza dal Consiglio Comunitativo di Capoterra, dovette cedere l'amministrazione del feudo al nipote Efisio (figlio della sorella Maria Luigia, sposata Zapata) il quale compare nei documenti come signore delle ville di Capoterra e Sarroch sin dal 1820.
  • CASA COMUNALE. Grazie ad alcune conferme documentali, vecchie mappe alla mano, sulla base anche di testimonianze orali, proseguendo l'ordine dato dal compilatore, non possiamo che far coincidere l'allora zona "Casa Comunale" - che contava ben 29 famiglie - con la sezione del centro abitato sita tra "Sa Barona" e "Rocas de Perdu"/"Funtana Selis". Nel 1857 la sede del Municipio era infatti ben diversa dall'attuale in Via Siotto e si trovava, nell'attuale Via Azuni (Via Massidda fino al 1921). Come riporta "Sarroch, Storia, Archeologia e Arte", "nel 1860, sotto l'amministrazione di Francesco Massidda, si ripresentò la necessità di provvedere l'organo amministrativo del paese di una sede capiente e dignitosa. La prima bozza dello stabile fu realizzata dal geometra Agostino Loi e il costo dei lavori ascese al non lieve importo di 17.000 lire. Tuttavia la maggioranza dei membri del Consiglio soffermò la propria attenzione sul fabbricato del signor Antonio Gandolfi di Cagliari, dal 1851 sede della Caserma dei Cavalleggeri. Il caseggiato, posto nel sito più centrale del paese, dominava il gran piazzale della Parrocchia, e risultava attiguo al fabbricato del Monte Granatico. Questo edificio antico ma solido era composto da sette ambienti al piano terra e da una sola stanza soprana". Per quanto concerne le conferme documentali, queste possono essere estratte da un'analisi incrociata del censimento del 1857 con i registri dei residenti compilati in epoca successiva alla più volte citata riforma delle denominazioni delle vie avvenuta nel 1921. Da questo punto di vista, ci aiuta approfondire la storia della famiglia Tolu, arrivata a Sarroch attorno al 1850 con Priamo Tolu che, insieme alla propria famiglia, secondo il registro del 1857, risiedeva proprio nella zona "Casa Comunale". I documenti dei decenni successivi - tra i quali lo "Stato di numerazione delle case ed altri stabili fabbricati" - dove suddette proprietà sono trasferite agli eredi, collocano tali immobili nella Via Azuni, in cui tutt'ora vivono alcuni discendenti di Priamo, certificando indirettamente questa Via come sede antica del Municipio di Sarroch.
  • ROCAS DE PERDU. Sulla base di testimonianze orali il nome "Rocas de Perdu" si è mantenuto vivo come toponimo locale fino alla metà del secolo scorso e coincideva orientativamente con l'allora area periferica di Sarroch, nei terreni delle attuali Via Rossini e Via Bellini che portavano all'area in cui oggi sono presenti le scuole medie di Via Dante. La zona "Rocas de Perdu" ospitava 8 famiglie e letteralmente si traduce come "rocce di Pietro". Un'area effettivamente collinare e rocciosa che, possiamo ipotizzare, era in qualche modo messa in relazione con un qualche "Pietro".
  • FUNTANA SELIS. Il toponimo "Funtana Selis" fa indubbiamente riferimento al luogo in cui era situata "Funtanedda Selis", una delle storiche "fontane" di Sarroch, il cosiddetto "Pozzo Pubblico" considerato come l'unica fonte d'acqua non potabile ma indispensabile per tutti gli altri usi. Tale toponimo, anche sulla base di testimonianze orali, può essere collocato nella parte centrale di Via Cagliari.
  • MONTE GRANATICO. L'area più densamente popolata di Sarroch (42 famiglie) era identificata con l'appellativo "Monte Granatico" e prendeva il nome dall'omonima storica istituzione la cui sede, ben visibile in alcune foto d'epoca di Sarroch, coincideva con l'attuale sede del Banco di Sardegna. Il Monte Granatico fungeva come una sorta di banca, nella quale si effettuava il prestito di grano ai contadini, che successivamente lo restituivano con una maggiorazione di circa il 5%.
  • BARROI. Secondo testimonianze orali è possibile collocare la zona di "Barroi" nell'allora area periferica del paese in direzione della strada che portava alle colline di San Giorgio. Barroi contava 7 famiglie nel censimento del 1857. Ma se in tale documento non era presente alcun "Barroi", i "Quinque Libri" dell'Archivio Arcivescovile di Cagliari ci aiutano a ricostruire un elemento molto importante della Sarroch settecentesca dove la famiglia della quale veniva registrato il maggior numero di dati era proprio quella che aveva come cognome "Barroy". Tra gli anni trenta e settanta del Settecento tale famiglia si sviluppo notevolmente arrivando a contare 15 unità familiari. In seguito, all'inizio dell'800, se ne perse ogni traccia verosimilmente a causa di un trasferimento degli ultimi componenti rimasti. Possiamo così agevolmente ipotizzare che il toponimo "Barroi" abbia le proprie radici nell'identificazione dell'area dell'abitato precedentemente abitato da questa famiglia.
  • SAN GIORGIO & SAN MARCO. Tali rioni, siti in due aree collinari molto vicine tra loro, contavano rispettivamente 36 e 39 stabili nel 1857 ed erano considerati l'agglomerato di case identificato con l'appellativo di "barraccas de susu". Nel proprio "diario di viaggio" Vittorio Angius non manca di citare più volte il vicinato di San Giorgio, secondo cui l'intitolazione della chiesa "fu per una vittoria ottenuta dai sardi sopra gli africani nel medio evo". Rione che fu il primo a ripopolarsi rispetto a "Barraccas de basciu", ossia l'attuale Sarroch, in quanto a "Barraccas de susu" gli abitanti "pericolavano meno, perché propinqui meno alla spiaggia e più alla montagna". L'origine dei nomi si deve all'omonima Chiesa di San Giorgio, mentre per quanto concerne San Marco, resta viva l'ipotesi della presenza di un ulteriore Chiesa intitolata al Santo evangelista.
  • ORRI. La zona di Orri ospitava 12 famiglie che vivevano in funzione dell'azienda agricola dei Marchesi Manca di Villahermosa, proprietari dell'omonima Villa settecentesca, considerata l'unica Villa reale presente in Sardegna. Sul territorio di Orri nella metà dell'Ottocento Vittorio Angius parlava di una "Villa estesissima" tra i villaggi di Capoterra e Sarroch, di proprietà dei marchesi, e di un'area molto fertile che si estendeva "lungo il mare per gran tratto" occupando "non poche parti de' monti che sorgono prossimi", dove "vi si trovava ogni genere di coltivazione", ma anche "luogo di pesca e di caccia". Angius prosegue ricordando che il Re Carlo Felice, quando era a Cagliari aveva scelto questo posto "come luogo di sua villeggiatura". Secondo lo studio del Prof.Massimo Pittau il toponimo Orri si ripete in Sardegna almeno altre 12 volte (Monastir, Narcao, Nuraminis, Orani, Samassi, San Vito, Serramanna, Serrenti, Siliqua, Terralba, Villamassargia) (Orrì a Tortolì) e si presenta all'interno di numerosi altri toponimi (Orra, Orrai, Sorradile, ecc). Per il Pittau, dato che questi toponimi "sono quasi certamente sardiani o protosardi e siccome la radice *orr- è frequente soprattutto nelle zone di prevalente coltivazione granaria, viene da pensare che esso sia da confrontare - non derivare - col latino horreum «granaio», vocabolo di origine ignota, ma in virtù del suo suff. -eu- di probabile origine etrusca". Conclude Prof. Pittau affermando che è "possibile che in Sardegna esistesse la radice *orr- «granaio» già prima che i Romani vi portassero il loro vocabolo horreum, il quale ha dato luogo al regolare sardo órri".

  • Cerchiato in rosso il colle "Sa Barona".
    Su queste basi, è stato possibile abbozzare la sotto pubblicata mappa dei toponimi ottocenteschi di Sarroch che, naturalmente, è soggetta a modifiche e progressivi aggiornamenti.




    IL NOVECENTO

    L'ITALIANIZZAZIONE DELLA TOPONOMASTICA
    Come in tutto il resto dell'isola, anche a Sarroch i nomi autoctoni delle vie saranno costretti a lasciare spazio ai nomi "continentali" che hanno origine nei personaggi e negli avvenimenti legati alla nuova realtà politica che esercita il proprio dominio in Sardegna. La toponomastica fu così "italianizzata" e impregnata di simboli  del nazionalismo d'oltremare. 
    Le vie di Sarroch prima del 1921
    I casi più eclatanti riguardano la vecchia "Via Chiesa" e "Via Monte Gravellus", sostituite con il nome del piemontese generale Alberto Della Marmora e con la "patriottica" Via Trento. 
    Inoltre, il giurista sassarese Domenico Alberto Azuni sostituirà Via Massidda, Via Trieste occuperà il posto di Via Caserma, la Via Centrale(Via de Mesu Bidda) rinominata come Via Indipendenza, mentre Via Barona(Via Sa Barona) divenne via Sassari e infine la Via Sant'Anna prese il posto di Via Linnarbu.
    Ci furono poi anche modifiche successive alla toponomastica. Interessante è, infatti, scoprire che l'attuale Via Roma fino al 1931 era chiamata "Via Del Porto", rendendo evidente come fosse l'ultima via periferica del paese dalla quale era possibile raggiungere il porticciolo dei pescatori.
    Sul piano dell'origine di questi toponimi, oltre a quelli di evidente significato (Via Chiesa, Via Centrale), o di cui si è già detto in precedenza (Via Monte Gravellus, Via Sa Barona, Via del Porto, Via Linnarbu), risulta ancora da approfondire la Via Massidda, che potrebbe essere messa in relazione al Sindaco Francesco Massidda in carica attorno al 1850.
    Per capire, invece, l'humus culturale che caratterizzava il Consiglio Comunale sarrocchese del 1921, responsabile di tale processo di sostituzione del "vecchio" e "tradizionale", considerato come "inutile" e "arretrato", con le denominazioni italiane "moderne", basta leggere uno stralcio del verbale della Commissione comunale di censimento del 1921. Da questo documento risulta infatti che venne reputato "più decoroso variare la denominazione delle vie, sostituendo agli attuali nomi ormai secolari e noti da inveterate abitudini popolari, altri che ricordino qualche nostro illustre personaggio o che ricordino i fatti più salienti delle nostre lotte di redenzione e di progresso". Ciò che era tradizionale e legato alla cultura del territorio era quindi "indecoroso" e "inveterato". E' a queste cognizioni ideologiche che si devono parte degli attuali nomi delle vie di Sarroch.

    IL CONTESTO STORICO SARDO
    Non solo a Sarroch, ma in tutta l'isola, in questi decenni la toponomastica sarda perde parte dei propri tratti locali e diviene vittima della standardizzazione italianistica, che necessita di icone e simboli da propagandare. Del resto, quando ancora in Sardegna non era stato "digerito" il dominio sabaudo, l'unità d'Italia diventa una continuazione con altri nomi e simboli del precedente governo piemontese che, per colpa anche delle richieste del nobilato e della borghesia locale dell'epoca, fin dal 1847 con la "Fusione Perfetta", aveva cancellato le istituzioni locali e, in particolar modo, l'antico parlamento sardo, comportando la fine di tutte le istituzioni, gli statuti e le leggi che erano ancora in vigore nell'antico Regno di Sardegna. In merito a tale "fusione" fu significativo il parere di uno di coloro che più si erano adoperati per tale obiettivo, il parlamentare Giovanni Siotto Pintor, zio di "Don Peppiccu" Siotto, che parlò in merito di "follia collettiva".
    Particolare fu anche l'influenza culturale della Prima Guerra Mondiale in Sardegna. Sebbene strade e piazze dell'isola furono dedicate ai simboli di questo conflitto, l'effetto politico-culturale più grande della Guerra fu l'aver dato forza ad una nuova generazione di militanti politici ex combattenti che iniziarono a chiedere più attenzione e più autonomia per la Sardegna segnando l'alba del movimento sardista nel 1921.

    L'INTERVENTO DEL 2004/5 E L'ORIGINE DEI NOMI POPOLARI DI VIE E RIONI 
    Camminando oggi per le strade di Sarroch è facile notare alcune targhe di ceramica che indicano, accanto ai nomi ufficiali delle vie, anche il loro "nome popolare", ovvero la denominazione che a livello di comunità è stata trasmessa dal passato restando viva nella tradizione orale. Tale patrimonio identitario fu "fissato" sulle pareti delle strade anche a livello di arredo urbano con un intervento di rifacimento della toponomastica che risale al 2004/5. Le targhe artistiche in ceramica furono realizzate dal maestro ceramista, il compianto Cavaliere Luigi Nioi, celebre in tutta l'isola per le sue opere.

    Tali targhe, ben visibili tra le vie del centro storico, sono indicazioni che invitano anche a riflettere e a ricercarne il significato. Per esempio, quale origine poteva avere "Sa ruga de is africanus" per Via Matteotti o "Su strintu de Is Paras" per la Via Mascagni? Infine, impossibile non citare "Tonara" per la Via La Marmora (in passato Via Chiesa) e "Sriboneddu" per l'attuale Via Sassari che in passato era denominata "Via Barona".
    Da cosa derivavano tali nomi popolari, molti dei quali chiaramente di origine novecentesca (alcune delle suddette Vie nemmeno esistevano nell'800), che non vanno confusi con la vecchia denominazione delle vie dell'800 e dei primi del 900? Ad oggi solo alcuni di questi possono essere associati ad una spiegazione, come per esempio "Sa ruga de is africanus" che deriverebbe dalla presenza nell'allora Via Matteotti di abitanti reduci dalle campagne d'Africa della Prima Guerra Mondiale. Oppure "Su strintu de Is Paras", toponimo popolare che deriverebbe dalla presenza di "religiosi" (magari dei frati appartenenti a qualche ordine) in un caseggiato ormai scomparso tra l'attuale Via Mascagni e il retro della Villa Brundu.
    I nomi più vivi nella cultura popolare sarrocchese restano però quelli dei due rioni, storicamente contrapposti: Tonara e Sriboneddu. 

    TONARA. Dalla Piazza Repubblica fino al Parco Pubblico abbiamo "Tonara", storico rione sarrocchese, il cui nome sarebbe legato alla presenza di genti provenienti dalla barbagia che frequentavano e risiedevano a Sarroch in autunno e inverno per effetto delle transumanze. Il bestiame che accompagnava tali Pastori di Tonara, Belví e comuni barbaricini limitrofi, stanziava nei terreni tra gil attuali Parco Pubblico, Parco Siotto e il Nuraghe Sa Domu e S'Orcu. Le memorie storiche di Sarroch intervistate ricordano ancora dei Pastori che vivevano stagionalmente in paese e portavano il latte nei caseifici locali. Lo ricordano bene anche i figli di Tziu Angelinu Tolu, tra i primissimi casari di Sarroch, che ancora hanno in mente quanto accadeva negli anni quaranta e cinquanta del 900 con i cosiddetti "tonaresi" che portavano a cavallo i bidoni di latte in caseificio. Leggermente difforme è invece la testimonianza di Giglio Massa, classe 1921, che fa derivare il nome rionale di "Tonara" dalla presenza di una particolare famiglia, originaria di Tonara, che in inverno, con le transumanze, viveva in paese portando con sé il gregge. 

    SRIBONEDDU. In Via Trento e Via Sassari è vivo ancora oggi il nome del toponimo rionale di Sriboneddu. Sulle origini del nome molti anziani concordano nell'associarne l'origine alla presenza dell'omonima fauna ai piedi de Sa Rocca de Mont'e Gravellus. All'epoca i cinghiali erano infatti soliti frequentare l'area, ancora oggi apprezzata per la propria rigogliosa vegetazione.

    I RIONI DI SARROCH 
    Dare delle risposte a queste domande su Sarroch, significa in qualche modo mantenere viva la memoria e non disperdere un patrimonio identitario che merita di essere tutelato. Ed è stato proprio questo l'obbiettivo di un'interessante pubblicazione del 1985, ad opera della sarrocchese Teresa Tinti, dal titolo "Dall'Antigori alla Saras: immagini di Sarroch", in cui, tra le altre cose, l'autrice ha fornito una panoramica dei rioni novecenteschi dell'abitato così riportati: TONARA, FUNTANA MANNA,SRIBONEDDU, SA TANCA' E IS LENTIS, MESU 'IDDA, MASSIDDA, S'ORTU, FELICITA, S'ARRITZOLU'E MASSIDDA, SU NURAXI.
    Un lavoro che è stato poi completato dall'appassionato di storia e tradizioni sarrocchesi Francesco Pintor, che ha raccolto in un unica scheda tutti i nomi dei rioni di Sarroch. 

    IDEE PER IL FUTURO

    Dal punto di vista urbanistico, sarebbe importante proseguire sulla strada tracciata nel 2004/5 restituendo spazio non solo alle denominazioni popolari delle vie che derivano dalla più recente tradizione orale, ma anche a agli antichi toponimi ottocenteschi spazzati via dal tempo e dall'italianismo iconoclasta dei primi del 900. Per fare un solo esempio, un nome di Via importante per Sarroch, dai tratti molto identitari, è naturalmente l'attuale Via Trento che un secolo fa si chiamava Via Monte Gravellus. Un nome che riporta al simbolo di Sarroch, all’icona rocciosa e naturale che ha dato nome al paese: Sa Rocca de Mont'e Gravellus. Il progetto di Visit Sarroch, che non ha una sede fisica, si è dato come sede virtuale sui social network, proprio Via Monte Gravellus: un auspicio per il futuro e un monito affinché non si dimentichino gli autentici simboli di Sarroch e i suoi luoghi della memoria.

    Bibliografia
    1. Roberto Bordicchia, "Piano Urbanistico Comunale", Comune di Sarroch.
    2. Francesco Artizzu, Rendite pisane nel Giudicato di Cagliari nella seconda metà del secolo XIII.
    3. Luisa D'Arienzo Carte reali diplomatiche di Pietro IV il Cerimonioso, re di Aragona, riguardanti l'Italia. Cedam 1970.
    4. Roberto Coroneo (a cura di), "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte", 2004, Comune di Sarroch.
    5. Teresa Tinti, "Dall'Antigori alla Saras: immagini di Sarroch", 1985, Castello.
    6. Vittorio Angius, CITTÀ E VILLAGGI DELLA SARDEGNA DELL’OTTOCENTO, Pabillonis-Zuri, opera facente parte del "Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna" di Goffredo Casalis.
    7. Lucetta Scaraffia, "Trasformazione del territorio e stratificazione sociale di Sarroch".
    8. Massimo Pittau, "I toponimi della Sardegna: significato e origine", 2011, Edes
    9. Roberto Coroneo, "Chiese antiche e moderne lungo la via di Sant'Efisio", Comune di Sarroch.
    10. Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. ,"Storia della Sardegna. Vol. 1: Dalle origini al Settecento", 2006, Laterza.
    11. Brigaglia M., Mastino A., Ortu G. G. ,"Storia della Sardegna. Vol. 2: Dal Settecento a oggi", 2006, Laterza.

Commenti

Post popolari in questo blog

La storia della famiglia Siotto a Sarroch

La Villa d'Orri: storia e caratteristiche dell'unica villa reale in Sardegna

S'Antiga Buttega de Sarroccu

La leggenda di Genniauri

Is Animeddas & Su Mortu Mortu: la festa dei morti in Sardegna e ciò che resta della tradizione a Sarroch