Sa Candelora e Santu Brai nei ricordi sarrocchesi

Febbraio era un mese di importanti tradizioni a Sarroch, dove in passato si celebravano le ricorrenze del 2 e 3 Febbraio de Sa Candelora (La Candelora) e Santu Brai (San Biagio).


La parola candelora, deriva dal latino Festum Candelarum (Festa delle Candele -Luce di Cristo per Illuminare le genti). La Chiesa Cattolica celebra in questa data la Purificazione di Maria Vergine e la Presentazione di Gesù al Tempio, avvenuta 40 giorni dopo la nascita di Gesù Bambino come prescritto dalla legge di Mosè e narrato nel Vangelo di Luca(Lc 2, 22-39).
Contando 40 giorni a partire dal 25 dicembre, si arriva appunto al 2 febbraio. In tanti paesi d'Italia e Sardegna si festeggia ancora oggi questa importante data e successivamente la festa di San Biagio, a Sarroch, invece, si celebravano in passato, segnando il primo importante appuntamento dopo la Festa di Sant'Antonio e San Sebastiano. 
Ma come si svolgevano a Sarroch tali feste? 
Si iniziava con "Sa Candelora" il 2 Febbraio. In Parrocchia il Prete poneva le candele a disposizione per i fedeli e chi ne voleva una doveva lasciare l'offerta. Le candele durante la Santa Messa venivano poi benedette. 
Il giorno successivo, 3 Febbraio, si celebrava invece San Biagio - Santu Brai in lingua sarda - anch'essa una ricorrenza molto sentita.
San Biagio di Sebaste è una figura particolare nel mondo dei martiri, dato che fa parte di coloro che vengono invocati per la guarigione dai mali stagionali. Si tratta di un Santo conosciuto e venerato tanto in Occidente, quanto in Oriente. Il suo culto è molto diffuso sia nella Chiesa Cattolica che in quella Ortodossa. Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli. Tutt’oggi, infatti, il Santo lo si invoca per i “mali alla gola”.
La tradizione sarda e sarrocchese ha sempre messo in relazione questo santo con "Is Piricchitus", tipico dolcetto semplice a base di farina e zucchero. Per San Biagio le donne della comunità preparavano i dolci che poi venivano benedetti dal Parroco, proprio come il Pan'e e Saba per San Antonio e San Sebastiano. 
Tali dolci - preparati con una frolla all'uovo ricoperta di una croccante glassa al limone - venivano portati in chiesa è durante la funzione il Prete li benediceva ed alla fine della Santa Messa, venivano distribuiti e offerti ai fedeli.
Is Piricchittus si potevano consumare subito, oppure all'occorrenza in caso di bisogno durante l'anno, previo il segno della croce.
Era tradizione, anche a Sarroch, compiere la benedizione della Gola con le candele benedette il giorno prima di San Biagio. Si mettevano le candele disposte a croce nella gola, ed il prete impartiva la benedizione. Il motivo di questo collegamento tra il Santo e i problemi di salute legati alle vie respiratorie si deve al fatto che, tra i miracoli che sono stati attribuiti al santo, figura anche il salvataggio di un bambino che rischiava il soffocamento dopo aver ingerito una lisca di pesce. Nell'iconografia San Biagio viene infatti spesso rappresentato con delle candele. 

"Ricetta dei Piricchitus"

- Ingredienti per la Frolla: 1Kg Farina; 8Uova; 1Bicchiere di Olio Extra Vergine di Oliva; 4 Limoni; 50gr di Zucchero; Sale. - Ingredienti per la Glassa: 1Kg di Zucchero; 4 Limoni; 1/4 Acqua. 

Lavorare i tuorli con lo zucchero aggiungere a poco a poco l'albume montato a neve, l'olio, il succo di limone e il limone grattugiato, per ultimo la farina e un pizzico di sale. Quando l'impasto diventa elastico formate delle palline e lasciate riposare per 1 ora. Infornate a 180° per 20 minuti. Per la glassa portate ad ebollizione l'acqua con lo zucchero per 15 minuti e i limoni grattugiati. Quando lo sciroppo comincia ad addensarsi versate i piricchitus pochi per volta e mescolateli in modo che vengano ricoperti completamente dallo sciroppo di zucchero. Estraeteli dal tegame, posizionateli su un vassoio e fateli asciugare per qualche ora.  


Ringrazio per le testimonianze, oltre al libro di Teresa Tinti, le sarrocchesi Mariangela Caboni, Vitalia Mallus e sua figlia Tiziana, che mi ha supportato durante la ricerca e, infine, mia madrina Filomena Barca, tutte fonti di ricordi e memorie storiche di Sarroch.

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