Breve storia dell'antica fabbrica di esplosivi di Antigori - FOTO

Dalla collezione fotografica di Marco Cois, pubblichiamo due documenti inediti di straordinaria importanza: le antiche foto, scattate intorno agli anni quaranta, che ritraggono il piccolo villaggio di Antigori poco dopo la chiusura della fabbrica di dinamite. Immagini che ci consentono di raccontare la storia della Società Sarda Materie Esplodenti.

Il piccolo villaggio costruito attorno alla fabbrica di esplosivi. Foto collezione @MarcoCois

Ha certamente un qualcosa di romantico ritornare con la mente alla costa di Antigori prima dell'installazione del polo petrolchimico a cavallo tra 800 e 900. Un mare cristallino e sabbioso faceva da cornice ad una baia ricca di siti archeologici. Non era presente soltanto il noto complesso nuragico, ma anche la Torre aragonese ( diroccata già dai primi del 900 e crollata intorno alla metà degli anni cinquanta) e dei documentati resti di origine romana. Insieme a queste testimonianze del passato era presente anche una fabbrica di esplosivi che scrisse un'importante pagina di storia industriale del territorio. 

LA FABBRICA DI ESPLOSIVI. La Società Sarda Materie Esplodenti, nel suo impianto di Antigori, produceva qualunque tipo di esplosivo per lavori industriali e per uso militare. Sorse nel 1888 ad opera di Ercole Antico, nell'area in cui successivamente fu impiantato il polo della chimica.  L'impianto produceva dinamite, polveri da caccia infumi e miccia a lenta combustione.
Per avere un'idea del quantitativo lavorato, la produzione degli anni 1888-1900, con un organico di 108 addetti (di cui 22 donne) fu di circa 120/130 tonnellate l'anno di dinamite, 4 / 5,4 tonnellate all'anno di polvere alla nitrocellulosa  e infine 400/1500 Km l'anno di miccia. 
Fu una fabbrica ad alto rischio, nella quale si verificarono due esplosioni. La prima nel 1889, e la seconda, più grave, nel 1903. Quest'ultima distrusse parte dello stabilimento provocando la morte di due persone e il ferimento di altre tre. Persero la vita il direttore e il suo assistente, mentre i feriti furono tre operai.
In seguito all'esplosione la fabbrica fu ricostruita, passò in mano alla Montecatini e chiuse definitivamente intorno agli anni trenta.
Ad Antigori, collegata alla fabbrica degli esplosivi, il 16.8.1898 fu istituito un ufficio postale staccato al servizio della guarnigione che presidiava la produzione di suddetto materiale "sensibile".
Civili e religiosi sul pontiletto della fabbrica di esplosivi di Antigori. Foto collezione @Marco Cois.

I RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI DURANTE LA COSTRUZIONE DELLA FABBRICA. Come riporta l'Archeologa Consuelo Congia (citando il Vivanet) in una recente relazione archeologica preliminare ad alcune installazioni nel polo industriale SARLUX, nel 1889, durante i lavori di costruzione della fabbrica di dinamite, emersero i "resti di una villa con un bel mosaico a colori". Gli scavi misero in luce il "pavimento decorato, un'altro vano e una canaletta per l'acqua", elementi che "hanno fatto presumere l'esistenza di un'area termale". 
Come riporta Massimo Casagrande in uno studio del 2016, il posizionamento della Villa era simile a quello della Villa di Su Loi scavata negli anni cinquanta da Giovanni Lilliu, a circa 200 m dalla linea di costa, nei pressi della strada Nora - Karalis, con strutture di pregio affacciate sul mare e la possibile presenza di una terma privata. Purtroppo, sottotilea l'archeologo, "simile ne è stato anche il destino: oggi al di sopra delle strutture antiche insiste l’impianto petrolchimico Saras". 
Una conferma sulla presenza romana ad Antigori la fornisce anche lo stesso Vittorio Angius, in "Città e Villaggi della Sardegna dell'800" in cui spiega che "nel sito detto s. Antigori [...] trovasi i ruderi di vasto e solido fabbricato antico, ed enormi massi di marmo con molte antiche monete".

CONCLUSIONI
La fabbrica di Dinamite, una volta passata nelle mani della Montecatini, proseguì la propria attività produttiva fino alla fine degli anni trenta, chiudendo i battenti certamente prima della seconda guerra mondiale. I resti della fabbrica, compresi gli interessanti ruderi di archeologia industriale con le annesse abitazioni del piccolo villaggio nato attorno all'impianto, in base a testimonianze orali di numerosi sarrocchesi, erano ancora presenti nel momento in cui iniziarono i lavori di installazione del polo petrolchimico. Pertanto, è lecito desumere che tali testimonianze furono cancellate irreparabilmente dalla furia distruttrice delle ruspe che nei primi anni sessanta intervennero nel litorale.

RINGRAZIAMENTI.
Si ringrazia Marco Cois per aver gentilmente messo a disposizione le due antiche foto "di famiglia".

FONTI.
- Consuelo Congia, Relazione archeologica preliminare. Adeguamento tecnologico del terminale marittimo impianti sud. 2006;
- Paolo Amat di Sanfilippo, Storia della Chimica in Sardegna, link ;
- Antigori, www.ilpostatalista.it, link
- Vittorio Angius, CITTÀ E VILLAGGI DELLA SARDEGNA DELL’OTTOCENTO, Pabillonis-Zuri, opera facente parte del "Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna" di Goffredo Casalis;
- Lucetta Scaraffia, "Trasformazione del territorio e stratificazione sociale di Sarroch".
- Massimo Casagrande, "La Sardegna scoprì il mare. Intervento di scavo del 1951 di Giovanni Lilliu a Su Loi, Capoterra", Quaderni Friulani di Archeologia, 2016.

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