La leggenda del Parroco che faceva innestare i peri selvatici come penitenza

Uno dei più popolari racconti di Sarroch riguarda la curiosa intuizione di un Parroco che a inizio ottocento avrebbe influenzato in modo determinante la particolare vocazione del territorio nei confronti della coltivazione delle pere.

In tanti avranno sentito dire che in passato gli abitanti del paese erano etichettati come "sarrocchesusu pappa pira". A Sarroch la produzione di questo frutto era, infatti, particolarmente ricca, tanto da spingere le comunità limitrofe ad apostrofare i sarrocchesi con questa nomea.
A confermare ciò che oggi, a posteriori, avremmo definito come "eccellenza" del territorio, ci pensò anche la relazione sanitaria del Comune di Sarroch per l'anno 1906, compilata dall'allora medico condotto Dottor Antonio Brundu, colui che fece costruire la bellissima omonima Villa sita quasi di fronte alla farmacia nella Via Cagliari e oggi di proprietà della famiglia Farigu.
Nel 1908 risulta che, in una superficie totale di circa 6700 ettari, i terreni coltivati a grano ammontavano a 1280 ettari, mentre quelli dedicati alla viticoltura si estendevano per 65,60 ettari. Gran parte del territorio era occupato dalla coltura specializzata dell'olivo, dai mandorleti e dai frutteti o sfruttato come pascolo. In particolare viene definita «straordinaria la produzione delle pere», che costituivano «una specialità» dei prodotti ortofrutticoli di Sarroch. 
Come ricorda Luana Giannotti in "Sarroch - Storia, Archeologia e Arte":
"i peri erano coltivati su larga scala in tutte le campagne dell'isola e nel Settecento una grande quantità di perastri fu innestata nelle campagne di Paulilatino a seguito della propaganda del clero. Anche a Sarroch, come racconta il La Marmora, il territorio era ricco di fruttali che si smerciavano nel mercato di Cagliari, tra cui i più abbondanti erano i peri." 
Alberto La Marmora, infatti, raccontando il suo passaggio a Sarroch, scrive per la prima volta che questa coltivazione presente così in larga scala si deve proprio ad un Prete del paese, che vedendo il territorio ricco di alberi di peri selvatici, quando i contadini andavano da lui a confessarsi, li costringeva in penitenza ad innestare un certo numero di piante proporzionale alla gravità dei peccati commessi.
Questo stesso racconto viene in seguito citato anche da un secondo studioso, il sardo Pasquale Cugia nel proprio "Nuovo itinerario dell'Isola di Sardegna" nel 1892, di cui pubblichiamo di seguito la parte dedicata.


Esisterebbe, infine, un'altra versione di questa leggenda sarrocchese. Secondo alcune fonti orali tramandate nel tempo tramite gli anziani del paese, sarebbe stato il religioso stesso (in questo caso un frate e non il Parroco) colui che doveva "espiare" dei peccati e per questo motivo aveva iniziato, come voto, la pratica di innestare i peri selvatici del territorio influenzando in tal senso i fedeli stessi che in confessione venivano spinti ad attuare la pratica. Si narra che suddetto frate provenisse dalla Liguria e che da questa sua punizione nacque a Sarroch la particolare predilezione verso la coltivazione delle pere. 
A sostegno della seconda versione ci sarebbe la sotto pubblicata ricerca di Lucetta Scaraffia, frutto di interviste fatte agli anziani del paese negli anni settanta. 

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