Perché riaccendere un fuoco?

Il 17 Gennaio 2020, dopo più di sessant'anni, nella "Piazza di Chiesa" di Sarroch sarà riacceso un fuoco. Sui motivi di questo evento storico ne abbiamo parlato il 14 Dicembre in un incontro / conferenza nel Salone Parrocchiale.


E' dalla metà degli anni cinquanta che a Sarroch non si festeggia Sant'Antonio con l'accensione de "Su Fogadòni" e la distribuzione de "Su Pan'e Saba" benedetto. Era una festa molto sentita e amata dai sarrocchesi: ancora adesso i bambini e i ragazzi di allora, oggi settantenni e ottantenni, custodiscono come un dono prezioso tale ricordo.
Ma perchè, oggi, dopo più di sessant'anni, accendere questo fuoco? Poìta doppeus torrai ad allui unu fògu in Pratz'e Crèsia?
Accendere un fuoco in Piazza come facevano i nostri antenati è una metafora portatrice di valori più grandi a cui fare richiamo.
Nello scorrere del calendario civile, liturgico e agrario, in un periodo in cui la natura è addormentata, l’accensione del fuoco rappresentava, un momento di preghiera, di riflessione e di intercessione per chiedere al Santo la grazia di un raccolto abbondante e di un gregge sano e prospero.
Non doveva essere facile l'inverno per la maggior parte degli abitanti del paese costituita da contadini e pastori. Il ciclo di morte e rinascita della natura era da loro vissuto in prima persona, con tutto il corollario di paure e speranze per una ripartenza produttiva. Il fuoco era parte della preghiera al Santo, ma anche esercizio per esorcizzare le paure e importante mezzo di socializzazione e aggregazione. Queste feste erano i pochi appuntamenti di gioia e spensieratezza che spezzavano la dura vita dei campi e del pascolo, che consentivano a uomini e donne di incontrarsi, di ballare su ballu tundu in pratzà, di gustare del buon vino e assaggiare le tipicità dolciarie del territorio come su pan'e saba.
La Festa di Sant'Antonio era quindi un momento molto significativo e di estremo fascino della cultura sarda. E Sarroch, in quanto paese di agricoltori e allevatori, viveva anch'esso con grande partecipazione questa fase.
Sarroch, pertanto, non era diverso dagli altri paesi della Sardegna e il vivere della sua comunità era cadenzato da feste e tradizioni frutto dell'incrocio tra il calendario liturgico e quello agrario. Usanze e riti molto forti e sentiti che, se recuperati e valorizzati, potrebbero essere ancora oggi un bagaglio culturale capace di arricchire l'identità locale rafforzando il senso di appartenenza. 
In aggiunta, a Sarroch sta anche stretta l'immagine caricaturale di un paese esclusivamente industriale e, di conseguenza, può essere importante investire energie nel recupero di antiche tradizioni che riassumendo il proprio spazio nell'identità locale possono controbilanciare eventuali generalizzazioni.
Tutto ciò, insieme all'esposizione della relazione sulla storia della Festa di Sant'Antonio a Sarroch - CLICCA QUI PER CONSULTARE LA RICERCA - è stato approfondito durante l'incontro del 14 Dicembre. Presenti all'appuntamento, oltre a cittadini e personalità della cultura che animano le associazioni del territorio, i promotori dell'Associazione "VISIT SARROCH - Natùra, Istòria & Traditziònis", il Parroco Don Stefano Macis, l'Assessore alla Cultura del Comune di Pula Massimiliano Zucca, il Consigliere Comunale Francesco Murgia, l'Assessore all'ambiente Alessandra Sanna e il Sindaco Salvatore Mattana.
Di seguito alcuni scatti dall'incontro.
Nella foto Don Stefano Macis, Sheila Franchi e Luca Tolu. (Foto @AlessandraSanna)
 
Nella foto Don Stefano. (Foto @AlessandraSanna)

Nella foto Don Stefano Macis, Sheila Franchi, Luca Tolu e Salvatore Mattana. (Foto @AlessandraSanna)

Nella foto Sheila Franchi, Luca Tolu e Don Stefano Macis. (Foto @AlessandraSanna)

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