Storia e curiosità della Villa Brundu e delle personalità che l'hanno abitata

Oltre alla Villa D’Orri e alla Villa Siotto, il territorio sarrocchese ospita anche un’altra importante dimora storica: la Villa Brundu di Via Cagliari. La caratteristica "casa rosa" è sempre stata una delle ville che più ha affascinato visitatori e cittadini del paese.
Foto d'epoca. Fonte @Francesco Pintor

La casa era la dimora di famiglia del Dottor Antonio Brundu e della moglie Maria Frau, entrambi di importanti famiglie notabili originarie di Pula. Antonio era il medico condotto di Sarroch intorno ai primi anni del 900. Era il figlio del Medico Carlo Brundu Cima, Sindaco di Pula nel periodo post Unità d'Italia dal 1881 al 1895, prima del Cavaliere Agostino Frau. Carlo Brundu Cima era a sua volta figlio del Luogotenente Colonnello del Regio Esercito e Direttore della Regia Fabbrica delle Polveri Salvatore Brundu (sposato con Teresa Cima, sorella dell'Architetto Gaetano) e nipote del Notaio Giovanni Antonio Brundu, Segretario della Prefettura di Cagliari attorno alla seconda metà del 700. 
Il matrimonio di Antonio unì le due importanti famiglie pulesi, giacché Maria Frau era la figlia del succitato Cavaliere Agostino, Sindaco di Pula dal 1898 al 1914. I Frau erano una nobile famiglia molto in vista nella società dell'epoca che lasciò tracce importanti della propria presenza anche attraverso la famosa “Casa Frau”, oggi di proprietà comunale, storica dimora che si affaccia sulla Piazza del Popolo. La personalità più di rilievo della famiglia era Agostino Frau, nominato Cavaliere della Corona d’Italia per i numerosi anni di sindacatura. Agostino era fratello di Salvatore Frau, detto "Biccu", importante impresario edile che costruì la stessa casa Frau, la Villa che oggi ospita il Museo Patroni, la bella Chiesa di San Giovanni Battista e anche la nostra Villa Brundu. Anche per questo, non sono un caso, osservando bene la Villa sarrocchese, le notevoli somiglianze con la Casa Frau di Pula.
Antonio Brundu era amico intimo di Don Peppiccu Siotto, nonché spesso ospite alla Villa Siotto, e pur vivendo in paese continuava ugualmente a mantenere i legami con la classe borghese e agiata dell’epoca. Morì il 30 dicembre 1917 a poco più di quarant'anni, lasciando moglie e cinque figli piccoli, e la sua tomba la troviamo ancora oggi nella parte monumentale del Cimitero di Pula. Tra i figli ricordiamo Ghita Brundu, maestra come la madre nella scuola di Pula e Carlo, che visse fino a 101 anni. Tra i discendenti della famiglia proseguì la tradizione della professione medica e ancora oggi i pronipoti di Antonio Brundu sono importanti specialisti del campo sanitario.
La maestra Ghita Brundu.
Dottor Brundu fu anche un grande studioso dei problemi sarrocchesi. Il suo lascito scientifico è costituito da importanti relazioni sanitarie sulla situazione locale dell’epoca, che si trovano ancora oggi nell’archivio storico del Comune di Sarroch.  Tramite questi documenti è possibile ricostruire alcuni aspetti della vita sociale, economica e sanitaria del paese, sia di "Barraccas de Susu" e sia di "Barraccas de Basciu". Il medico era inoltre parte integrante della comunità locale. Con l'inizio della Prima Guerra Mondiale si adoperò per lenire le sofferenze della popolazione. Allo scopo di andare incontro alle famiglie più sfortunate, nel giugno del 1915, su iniziativa di "Don Peppiccu" Giuseppe Siotto, fece parte di un Comitato di assistenza civile insieme al sacerdote Antonio Vargiu, Antonio Tiddia e Annibale Cois. Il comitato, oltre che fungere da tramite tra le famiglie e i loro cari, si impegnò per veicolare aiuti ai bisognosi e alle famiglie dei combattenti tramite i possidenti del paese per ottenere la cessione dell'1% del raccolto del grano e un prezzo di favore per la farina sino alla fine del conflitto.
Foto d'epoca. Fonte @Francesco Pintor.

La "casa rosa" di Via Cagliari fu quindi la dimora di famiglia di Antonio Brundu, nella quale si trasferì insieme alla moglie dopo il matrimonio e dove nacquero i suoi figli. Si racconta, che il medico era solito chiamare la bella dimora con il nome della moglie.

La Casa Frau di Pula. Foto @Unione Sarda

Si racconta che Dottor Brundu si spostava con un carretto trainato da cavalli per le visite sanitarie quando veniva chiamato da un paziente.  Inoltre, appena ricevuto l'incarico come medico condotto di Sarroch, non trovò nessuna difficoltà ad ambientarsi. 
Terminato il proprio mandato, al suo posto fu nominato medico condotto di Sarroch il sarrocchese Dottor Emilio Tiddia.
Dott.Emilio Tiddia. Anni trenta. Fonte foto @Vincenzo Vacca

Conclusasi con la precoce morte la parentesi come "su Dottori" del paese nel 1917, la casa fu successivamente venduta al sarrocchese Dottor Pasquale Demontis, laureato in Giurisprudenza e Commissario Prefettizio del paese per alcuni anni, marito di Donna Valeria Craia e figlio del ricco possidente Vincenzo Demontis. In questa fase transitoria dopo la scomparsa di Antonio Brundu, la casa fu per pochi anni, dal 1918 al 1923, anche la dimora del Rettore Sechi, della sorella e delle nipoti.
Pasquale Demontis affittò poi la casa al successore di Dottor Brundu: Emilio Tiddia che vi abitò con la famiglia fino al 1950. Proprio in questa dimora ci fu il primo ambulatorio e nacquero i figli di Dottor Emilio e Signora Maria Ciuffo: Monsignor Piergiuliano Tiddia e Dottor “Cicci” Francesco Tiddia. La stanza nella quale venivano visitati i pazienti si affacciava sulla veranda che dava alla via Cagliari e anch'essa era ornata di motivi floreali disegnati sulle pareti. In inverno i pazienti in attesa erano accolti in una stanza interna, mentre in estate erano fatti accomodare sotto il loggiato in un salottino di vimini. 
Dott.Emilio Tiddia, Maria Ciuffo, Piergiuliano e Francesco Tiddia. Inizio anni 40. Fonte foto @Vincenzo Vacca

In una recente intervista alla Fondazione Sardinia, Monsignor Piergiuliano Tiddia, con queste parole descrisse la dimora nella quale nacque e crebbe insieme al fratello Francesco: «La nostra casa era alla fine della via Cagliari, la strada principale di Sarroch. Era una casa di affitto… si trovava all’uscita nord del paese. Vi restammo fino al 1950. C’era il loggiato, il giardino e ampi spazi laterali, l’orto con un pozzo. Le camere erano disposte su due piani, erano sufficienti per le nostre esigenze. Mancava il sevizio acqua purtroppo! Allora non esisteva l’acquedotto a Sarroch, e l’acqua potabile ci giungeva dalle sorgenti. Le donne il bucato lo facevano al fiume».
Successivamente, nella metà degli anni 50, fu affittuario anche il dirigente dell'ETFAS Sig. Cadeddu, e intorno agli anni 70 la famiglia Micarelli composta da "trasfertisti" che lavoravano nel Polo Industriale. Prima dell'ultimo trasferimento di proprietà, ritornò ad abitare la casa Pasquale Demontis per alcuni anni, per poi trasferirsi definitivamente a Cagliari.  Solo alla fine di questi vari passaggi, intorno agli anni 80, la dimora fu venduta dai Demontis al Sig. Felice Farigu di Capoterra.
Entrando nei particolari estetico strutturali della casa, la Villa Brundu è sempre stata caratterizzata da una bella facciata in pieno stile liberty. Quest'ultimo, definito anche come "arte nuova" o "arte moderna", fu un movimento artistico che si sviluppò tra la fine dell'800 e i primi del 900 nella fase finale della "Belle Epoque" influenzando le arti figurative e l'architettura dell'epoca. 
La famiglia Tiddia insieme ad amici nel loggiato della Villa Brundu. Anni quaranta. Fonte @Vincenzo Vacca

Per le caratteristiche della sua facciata, in passato la casa era conosciuta anche come “Villa Rosa” proprio per via del colore delle mura esterne. La Villa, ubicata nell'antica periferia del paese, nella propria struttura architettonica, era costituita da più ambienti e suddivisa in due piani eretti con muri portanti in “ladiri" e loggiato esposto al sole secondo i crismi tipici delle case padronali .  Di fronte al caratteristico portico con colonne ed archi, c’era un grande cortile dove all'origine non mancavano i tradizionali alberi di agrumi, i glicini e ben due pozzi per l’approvvigionamento dell’acqua, tra i quali uno antecedente alla costruzione della dimora. Il giardino era curato da Tziu Srabadori Sulis, che era impiegato come giardiniere anche a Villa d'Orri.
Maria Ciuffo nel cortile della Villa Brundu. Anni 40. Fonte foto @Vincenzo Vacca

Tra le altre antiche particolarità della proprietà precedenti alla costruzione della Villa, si racconta che in passato al proprio interno vi sorgeva addirittura una “Carbonaia” poi scomparsa. Quella della carbonaia era una tecnica molto usata in passato per trasformare la legna in carbone.
Le carbonaie all’epoca avevano una forma di montagnola conica, composta da un camino centrale e altri canali di sfogo laterali, usati per il tiraggio dell’aria. Erano lo strumento di lavoro dei Carbonai, che preparavano la legna ad una lunghezza di circa 1 metro, è dopo 10/15 giorni di essiccazione la trasportavano nella cosiddetta “Piazza del Carbone”. Del resto Sarroch era un territorio nel quale quest’attività era molto popolare. Ancora oggi nelle montagne del territorio si trovano tracce della loro presenza. In Sardegna il periodo di maggior diffusione delle Carbonaie fu proprio tra 800 e 900 e il Carbone veniva usato sopratutto per la cucina, il riscaldamento delle case e a livello industriale per le imprese siderurgiche sabaude. 
La bifora centrale della Villa Brundu. Foto d'epoca. Fonte: web.

Bifora centrale ad Ingurtosu. Fonte foto @Provincia Medio Campidano

Nell'estetica della dimora, particolare attenzione merita la “Bifora Centrale” del piano superiore. La bifora è un tipo di finestra, sezionata verticalmente in due aperture, divise da una colonnina o da un pilastrino su cui poggiano due archi, a tutto sesto o acuti. A volte viene poi incorniciata da un ulteriore arco e nello spazio tra i due archi è inserita una decorazione o uno stemma o un’apertura circolare. Nelle miniere di Ingurtosu si trova la stessa bifora centrale in uno degli edifici storici dell’antico villaggio.
Tra gli elementi artistici della dimora, da notare all'origine la presenza di importanti pitture interne. Tali disegni con motivi fitoformi in perfetto stile liberty sono ammirabili nelle belle foto d’epoca qui pubblicate. 
Maria Ciuffo con il piccolo Piergiuliano Tiddia nelle stanze interne della Villa Brundu. 1929. Fonte foto @Vincenzo Vacca

I pavimenti della casa in origine erano composti da pregiate cementine, tipiche dell’epoca, simili a quelle della Scuola Elementare Luigi Siotto o anche nella Villa Siotto. 
Oggi, questa meravigliosa casa, continua ad affascinare i passanti della Via Cagliari. Incuriosisce per la sua estetica liberty, ma anche per l'alone di mistero che ne conserva intatto l'interesse di tutti.
Sarebbe cosa buona e giusta, ogni volta che la si guarda, ricordare la memoria del Medico Antonio Brundu che la costruì più di un secolo fa, consegnando ai posteri un bene storico e identitario, testimone del passato e di grande importanza paesaggistica per la Sarroch di oggi.
La famiglia di Alessio Cois nel giardino della Villa Brundu. Anni 30. Fonte @Foto di Sarroch

RINGRAZIAMENTI
Come mio solito, voglio dedicare i ringraziamenti a tutte le fonti che hanno reso possibile questo lavoro: 
- Il libro “Dall’Antigori alla Saras” di Teresa Tinti. 
- Il libro “Sarroch Storia Archeologia e Arte” del compianto Prof Roberto Coroneo, per le informazioni sull'attività medica di Dott Brundu.
 - La Pagina Facebook @Foto di Sarroch. 
- Il Registro Estratti di Morte del Comune di Cagliari. 
- L’archivio del Comune di Sarroch. 
- Il lavoro del Rag.Francesco Pintor, che più volte sulla propria interessante pagina facebook ha condiviso informazioni preziose sulla storica dimora.
- Il libro "Pula. Fra cronaca e storia" di Paolo Amat di San Filippo. 
- Intervista a Monsignor Pier Giuliano Tiddia (link).
- Intervista di Betti Caboni a Vittoria Pinna e Nina Musu.
Ed ora due parole voglio dedicarle agli amici che mi hanno supportato in questa ricerca, rubando tempo alle loro giornate. Un grazie di cuore va a Vincenzo Vacca e famiglia, in particolare alla sua mamma non solo per avermi concesso informazioni, ma anche per il materiale fotografico, di grande valore, che appartiene ai ricordi familiari della Famiglia Tiddia, compresi Monsignor Piergiuliano ed il Dottor Francesco. Un grazie di cuore per la fiducia datami. 
Un ringraziamento particolare va al mio caro amico nonché Assessore alla Cultura del Comune di Pula Massimiliano Zucca per avermi fatto da tramite ed avermi supportato nella fase di intreccio storico relativa alla Famiglia Frau di Pula. Grazie a te Massimiliano ed alla tua famiglia, in particolare tua madre e tuo fratello Andrea. 
Anche questa volta, un grande grazie anche alla mia cara amica Tiziana Pinna, immancabile compagna di avventure nei tentativi di ricostruzione storica di frammenti della nostra memoria di comunità.
Grazie anche ad Angela Farigu. Serbo nel cuore i ricordi della mia infanzia di quando ancora vivevo in Via Cagliari e del caro Signor Felice Farigu e della sua famiglia.
Grazie al Dott. Mario Frau per le informazioni sulla famiglia Frau di Pula.
Infine un enorme grazie agli eredi di Antonio Brundu che sono stati di fondamentale importanza nella ricostruzione biografica e nei rapporti con la casata dei Frau.

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