Il nubifragio del 1951, la grande alluvione che colpì anche Sarroch

Nell'ottobre del 1951 l'intera Sardegna fu colpita da un'ondata di maltempo senza precedenti. Un diluvio che lasciò il segno anche a Sarroch.

Ancora oggi i sardi ricordano il nubifragio del 1951 come il più violento del 900, sia per la durata e sia per l'estensione. L'alluvione, che giunse dopo numerosi anni di siccità, iniziò il 14 e terminò il 19 ottobre: cinque giorni che misero in ginocchio la Sardegna creando notevoli danni anche a Sarroch. 
Il primo giorno l'area più colpita dai rovesci fu la Sardegna sudorientale. Il giorno successivo il Flumendosa e il Cedrino erano già in piena, mentre nella litoranea di collegamento tra Cagliari e Sarroch la laguna si unì al mare: la SS 195 ancora una volta divenne impraticabile.
Passarono le ore e la situazione nell'isola continuò ad aggravarsi. San Vito fu inondato e si contarono 5 morti in Ogliastra. Nel cagliaritano molte strade furono spazzate via e nel basso Flumendosa centinaia di case risultarono inagibili.
Venerdì 18 ottobre 1951 la pioggia investì tutta l’Isola. Alcuni centri barbaricini risultarono isolati e l'Ogliastra continuò a subire i danni maggiori. La situazione a Gairo divenne irrecuperabile e il paese fu abbandonato dando origine a quella che noi oggi chiamiamo "Gairo vecchia".
Soltanto sabato 19 Ottobre 1951 la perturbazione giunse al termine.
Furono giorni drammatici anche per Sarroch. Ancora oggi i sarrocchesi ricordano di una pioggia incontrollabile, di lacrime e paura. Alcune case si allagarono e alcune famiglie risultarono fin da subito irraggiungibili. Fu fondamentale la mobilitazione dei proprietari di "carrus e carretonis" che si misero a disposizione per aiutare  chi ne aveva bisogno e per riportare in paese le persone che, il giorno dopo, tentavano di rientrare in paese.
Sarroch risultava, di fatto, isolata per via della caduta del ponte a Su Loi. In una situazione del genere solo i mezzi di trasporto tradizionali erano in grado di guadare il mare d'acqua e fango.
Il Parroco dell'epoca era il "letterato" Don Giovanni Serra che riportò nel registro parrocchiale di un "violento nubifragio che pose in pericolo numerose case del paese".
In particolare, ci furono considerevoli danni alla Chiesa antica di Santa Vittoria e al "Salone parrocchiale di nuova costruzione". Quest'ultimo subì il crollo di un'intera parete, proprio nella parte appena edificata.
Risultarono notevoli anche i danni alla Chiesa. Le volte delle cappelle furono danneggiate dalle potenti piogge e si rese necessario l'intervento del genio civile che operò le dovute ristrutturazioni, "puntellò" alcune pareti e stilò le perizie per i dovuti restauri.
Una testimonianza della drammaticità degli effetti di questi fenomeni atmosferici la fornisce il racconto di Salvatore Boi, citato dal Dott.Francesco Murgia. Tziu Boiccu rimase isolato per ben 15 giorni per l'impossibilità di attraversare il fiume. Si era recato in montagna per badare agli animali e lì vi rimase sostanzialmente intrappolato per due settimane. Quando fu finalmente aiutato a fare ritorno in paese la prima cosa che chiese fu del cibo: l'isolamento lo aveva lasciato senza mangiare.
Anche da un'intervista recente del sarrocchese Monsignor Pier Giuliano Tiddia alla Fondazione Sardinia ci aiuta a fare luce su questo avvenimento. Nelle settimane successive al nubifragio avvenne la sua ordinazione a sacerdote e a causa dell'inagibilità della Chiesa la comunità dovette organizzare la cerimonia all'aperto.
Ecco il racconto dell'Arcivescovo:
"l’ordinazione venne fissata il 16 dicembre 1951 in Sarroch. Sennonché capitò una difficoltà imprevista: ci fu l’alluvione, e anche la nostra chiesa parrocchiale di Santa Vittoria subì danni, si dovette puntellarla, ecc. E allora l’interrogativo che ci si pose era: in chiesa chi ci sta? Bisognava pensare di spostare la cerimonia fuori della chiesa e, trattandosi di dicembre, bisogna sperare che facesse bel tempo. Una bella scommessa. Ma fortunatamente quel giorno fece bel tempo, e sia l’ordinazione che la prima messa, l’indomani, avvennero in piazza di Chiesa. Non ci fu nessun problema per i presenti. Fu montato un palco, mi pare proprio non ci fossero altoparlanti. Allora non c’era, di fatto, questo servizio… Peraltro monsignor Botto aveva voce, e così si procedette, io cercai di aggiustarmi, la piazza era raccolta".
A queste testimonianze è possibile aggiungere anche un evidenza fotografica. In questa foto panoramica di Sarroch scattata dalle proprietà dei Siotto notiamo due particolari interessanti: il primo è la vecchia struttura della scuola Siotto che all'epoca era formata da due piani e da un tetto spiovente; il secondo particolare è il lato sinistro della copertura della Chiesa, "aperto" in attesa della conclusione dei lavori di ristrutturazione successivi al violento diluvio dell'ottobre 1951.


FONTI:
- Archivio della Parrocchia di Santa Vittoria V.M. di Sarroch. Si ringrazia Don Stefano Macis per aver consentito lo studio del registro parrocchiale dell'epoca.

FONTI ORALI
- Efisio Pinna (1929), Antonio Tolu (1930), Francesco Salonis (1930), Vitalia Mallus (1931), Suor Paola Mallus (1940), Agnese Cois.
Si ringrazianno Tiziana Pinna per il consueto aiuto e il Dott. Francesco Murgia per aver raccontato la testimonianza di Salvatore Boi.

Post popolari in questo blog

La storia della famiglia Siotto a Sarroch

La Villa d'Orri: storia e caratteristiche dell'unica villa reale in Sardegna

S'Antiga Buttega de Sarroccu

La leggenda di Genniauri

Is Animeddas & Su Mortu Mortu: la festa dei morti in Sardegna e ciò che resta della tradizione a Sarroch