La storia de "sa Cruxi 'e Mont'e Gravellus"

Il monumento naturale più rappresentativo di Sarroch è "sa Rocca 'e Matt'e Gravellus", l'inconfondibile formazione rocciosa sovrastante l'abitato che ospita una caratteristica Croce. La storia di quest'ultima, poco conosciuta e oggetto d'interesse dentro e fuori la comunità sarrocchese, sarà trattata per la prima volta in questo racconto.

Don Puddu celebra la messa in Piazza, anni 70. Sullo sfondo la precedente Croce in ferro battuto svetta sulla Rocca.

La grande roccia "de is gravellus" - i garofani selvatici (oggi piuttosto rari) che un tempo arricchivano in abbondanza il colle roccioso - caratterizza in modo così predominante il paese che probabilmente ne ha originato il nome ("Sarroch" dal sardo "Sa Rocca"?) oltre ad una delle più antiche e caratteristiche vie (la Via Trento, un tempo "Via Montegravellus"). Proprio per la sua importanza identitaria e per la sua presenza così dominante sull'abitato, fu scelta come locazione privilegiata di una delle croci che nel tempo hanno impreziosito strade, incroci e "logus 'e bidda" di Sarroch (sulle altre croci del paese è stato già scritto in questo articolo).
Ciò che non tutti sanno è che "is cruxis de sa rocca" furono diverse e di varie caratteristiche. Vediamole insieme.

LA PRIMA CROCE IN LEGNO
La storia della prima Croce ci arriva dai ricordi più profondi delle preziose memorie storiche di Sarroch. Si racconta che una piccola Croce di legno fu posta in questa rupe fin dai tempi più lontani. Difficile dire con esattezza quando, ma probabilmente tra il 1944 e il 1952, quando Sacerdote era il letterato Don Giovanni Serra. 
Sia Nietta Salonis che Maria Piras, ricordano che furono dei missionari ad averla commissionata e fatta posizionare sulla roccia per la prima volta.
Come ricorda Antonio Tolu, i missionari in quel tempo erano soliti visitare il paese, in particolar modo nei periodi più importanti del calendario liturgico, come per le "Quarant'ore" che precedevano la Santa Pasqua. 
Suor Paola Mallus, a conferma di questa ricostruzione, ricorda che "alcune croci posizionate nei luoghi alti, o ben visibili dei paesi, sono da attribuirsi alle visite che i missionari facevano a quelle comunità e venivano lasciate come segno del loro passaggio". Un ordine di missionari che era solito agire in questo modo era proprio quello dei Vincenziani di Suor Paola.
Probabilmente si trattava di "missioni popolari", visite di nuova evangelizzazione della durata di diverse settimane portate avanti non solo dai vincenziani, ma anche dai gesuiti o francescani. Al termine della missione era prassi lasciare "un segno visibile" a tutti (solitamente una croce), ma a volte anche un'iscrizione con la data della missione, che in questo caso potrebbe essere andata perduta.
Questa prima Croce linnea era medio piccola e di colore scuro. Come ben ricorda Valeriano Cois, fu costruita dal padre "Maistu 'e linna Tziu Eugeniu Cois", che abitava proprio di fronte alla Chiesa. Eugenio era parte integrante della comunità parrocchiale. Tra i suoi figli, Cecilia custodisce la memoria di un uomo molto devoto e sempre disponibile per la Chiesa, oltre che essere un talentuoso falegname tra i pochi del circondario capace di costruire anche la mobilia. 
In passato era comunque molto diffusa la pratica di installare "croci di vetta" sulle alture più caratteristiche dei paesaggi. In periodi più remoti alcune di esse erano cippi di frontiera, mentre nei casi di confini tra territori o incroci più frequentati si trattava di "croci stazionarie"

LA SECONDA: L'ANTICA  CROCE DI PIAZZA SA RUXI
La precarietà del materiale posizionato su un'altura soggetta ad intemperie, portarono la comunità, negli anni successivi, a sostituire la Croce di legno con un'altra più solida e resistente. Sarà l'antica Croce di Piazza Sa Ruxi, sradicata dalla propria Piazza, a svolgere per un tempo limitato questo compito. 

L'antica Croce di Piazza Sa Ruxi, oggi posizionata sulla facciata della Chiesa nuova. Foto @Luca Tolu

La storia prosegue così nel periodo in cui era Sindaco il giovane medico cagliaritano Stefano Coroneo. Fu un epoca di enormi sconvolgimenti per il paese, non solo economici e sociali, ma anche culturali e urbanistici. Nel mentre in cui si iniziava a costruire la Raffineria SARAS, un modernismo spropositato portò ad alcuni cambiamenti: l'antica Croce di Piazza Sa Ruxi fu levata dalla sua sede storica insieme all'altrettanto storico abbeveratoio comunale e al vecchio lavatoio pubblico. La Croce di Piazza Sa Ruxi sarà poi ricostruita, a distanza di oltre 30 anni, solo negli anni novanta su iniziativa del vice Sindaco Giovanni Nappi. 
Tale Croce in ferro - secondo la tradizione orale costruita tra fine ottocento e inizi del novecento da Tziu Antiogu Spano o dal padre (entrambi fabbri) - orfana della propria sede storica, fu installata su "Sa Rocca 'e Matt'e Gravellus" da alcuni devoti volontari. Sarà questa, anche se solo per un breve tempo, la prima Croce in metallo a caratterizzare il promontorio. Gli anziani del rione storico di Sriboneddu, ancora oggi ne custodiscono il ricordo. Era più piccola delle successive, ma ben decorata dalle sapienti mani dei fabbri Spano. Si racconta che le persone di passaggio, in particolare donne e bambini, si facessero il segno della Croce ogni qualvolta incrociassero la propria via con la presenza imponente de "sa Rocca".
Gli anni sessanta furono un epoca particolare per il paese. Il Sindaco Coroneo - "dottori", "foresu" e socialista - con la benedizione alla costruzione del petrolchimico e la cancellazione dei simboli del "vecchio paese", personificava la quint'essenza di un particolare modello di "progresso" che il paese stava abbracciando. Tra questi propositi, in seguito spuntò fuori addirittura il progetto della demolizione dell'antica Chiesa settecentesca di Santa Vittoria per far spazio alla più moderna e grande Chiesa nuova. Un'idea che, per fortuna, incontrò la risoluta opposizione della comunità.
Da un certo punto di vista, i sarrocchesi che decisero di restituire un ruolo simbolico all'antica Croce di Piazza Sa Ruxi posizionandola sopra la grande roccia, compirono un gesto quasi rivoluzionario. In un epoca di devozione al culto del moderno in cui tutti rincorrevano il modello dell'homo industrialis, i veri anticonformisti erano coloro che non abbandonavano simboli e valori del passato ad essi associati.

LA TERZA: LA GRANDE CROCE IN FERRO BATTUTO
Passano alcuni anni e in paese arriva Don Modesto Puddu. Non si sa bene se fu iniziativa della Chiesa o dell'allora vice Sindaco Efisio Sanna, ma attorno al 1965 una più grande e visibile Croce scura di ferro battuto venne installata sul promontorio roccioso in sostituzione della precedente, malandata e pericolante. Nel breve periodo di transizione tra le due croci metalliche, trovò invece spazio per qualche tempo un'altra transitoria piccola Croce in legno.
La nuova Croce fu la prima "Croce monumento" per fattura e dimensioni. Era alta circa un metro e settanta e le operazioni di installazione furono gestite dal Comune. Fu portata sulla rocca dagli operai comunali guidati dal Caposquadra Vittorio Maccioni. Tra di essi lavorava anche Atanasio Ledda, i cui ricordi dell'epoca vivono nelle memorie tramandate al figlio Cristian.
Il giovanissimo muratore che cementò la Croce sulla rocca fu invece il futuro vice Sindaco e storico Assessore ai lavori pubblici Giovanni Nappi, all'epoca dipendente del Comune. Giovanni ricorda perfettamente che fu "Tziu Efisinu Sanna" ad affidargli il compito e che la Croce fu portata sull'altura da Salvatore Concu, lavoratore famoso per essere dotato di una forza fuori dal comune. 

La grande Croce in ferro installata negli anni 60. Foto originale di Angelo Dessì.

L'antica Croce di Piazza Sa Ruxi si ritrovò così ancora una volta senza dimora. Fu abbandonata in un deposito comunale finché, su iniziativa di Erio Pinna, fu restaurata e successivamente posizionata sopra la facciata della Chiesa nuova di Santa Vittoria (terminata di costruire nel 1966), dove tutt'ora è presente. Erio, oggi come allora, grande appassionato di storia e cultura locale, ebbe il merito di salvare definitivamente un importante simbolo sarrocchese.

LA QUARTA CROCE IN ACCIAIO INOX
Passano una ventina d'anni e la Croce cambia di nuovo, sebbene per l'ultima volta. 
Durante la seconda sindacatura dell'Ingegnere sarrocchese Ninni Vargiu (1982 —1986), quando l'Assessore ai Lavori Pubblici era Paolo Spano e il Sacerdote Don Mario Secci, su iniziativa dell'Amministrazione Comunale fu chiesto a Maurizio Cossu e alla sua azienda (Cosmetal) di sostituire la Croce in ferro con un modello più grande in acciaio inox.

Foto di Stefano Travaglini

Come raccontato anche dall'allora giovane Assessore Salvatore Sulis, fu il Sindaco stesso a prendere accordi con Maurizio Cossu e a disegnare di propria mano il progetto della nuova Croce, che era più grande, chiara e lineare rispetto alla precedente.

CONCLUSIONI
La storia de "sa Cruxi 'e Mont'e Gravellus", così come altre storie sarrocchesi, è un racconto che consente di passare in rassegna i fatti più salienti e i protagonisti del paese degli ultimi settant'anni. L'immagine simbolica della primissima Croce in legno, poi sostituita dalla Croce di Piazza Sa Ruxi, non dev'essere dimenticata, perché testimone di un'antico voto proseguito negli anni fino ai giorni nostri. E' così che questa Croce - al di là del proprio valore intrinseco per la comunità più devota - si è conquistata il proprio posto d'onore tra i simboli identitari di Sarroch. 


Fonti orali
Suor Paola Mallus, Vitalia Mallus, Efisio Pinna, Nietta Salonis, Maria Piras, Antonio Tolu, Gino Perra, Valeriano Cois, Giovanni Nappi, Cecilia Cois, Erminio Casula, Maurizio Cossu, Salvatore Sulis, Cristian Ledda, Erio Pinna, Ignazio Moi.

Ringraziamenti
Si ringrazia Tiziana Pinna per il consueto aiuto in fase di ricostruzione degli eventi e raccordo con alcune memorie storiche.
Si ringrazia Clara Serra per il raccordo con alcune memorie storiche.
Si ringrazia Angelo Dessì per aver condiviso la rara immagine della prima grande Croce in ferro (foto modificata digitalmente in sede di redazione dell'articolo).
Si ringrazia Francesco Pintor per lo studio sugli elenchi dei Sindaci e Parroci di Sarroch lungo il 900.
Si ringrazia Don Stefano Macis per le informazioni relative alle caratteristiche delle visite missionarie. 

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